sabato 26 dicembre 2009

Buon Natale

Perché quella GRAN CULO DI CENERENTOLA esiste, sapevatelo!

mercoledì 23 dicembre 2009

Tremare

No, non è il freddo di questi giorni quello che mi fa tremare.

Sono una serie di sensazioni che mi esplodono dentro.

Sento una stretta allo stomaco e qualcosa che ho tappato per anni spinge per venir fuori e lo fa con i tremori.

Emozioni celate per anni, sogni, desideri mai confessati nemmeno a se stessi urlano per venire fuori.

Sono i tremori che gli danno voce, perché le parole ancora non escono, fanno fatica, hanno paura che quello che accade non sia vero, che ci si possa svegliare una mattina ed accorgersi che era solo un sogno.

Ma sogno non è, ed è tutto incredibilmente bello e reale... è un perfect day.


sabato 31 ottobre 2009

La musicalità delle parole



E' da un po' che non ho voglia di raccontare le sensazioni a caldo di una serata, ma quelle di stasera meritano di essere raccontate.
Ho partecipato ad una serata di scrittura creativa.
Sono stata invitata da un amico a prendervi parte.
All'inizio ero un po' titubante sulla cosa, l'idea mi piaceva: ognuno scriveva un incipit, una frase, i foglietti venivano raccolti e poi una volta estratto a caso uno di essi, chi l'aveva preso elaborava un testo, in base all'incipit capitatogli.
Le mie perplessità, dunque, non erano sull'idea in sé per sé , ma sul fatto di riuscire ad esternare i miei pensieri, le mie sensazioni, a degli estranei.
Quando scrivo, lo faccio per me, è un modo di buttare fuori quello che sento.
Possono nascere delle riflessioni generali o personali, può uscire fuori la mia rabbia per un evento, il mio dolore per qualche cosa che m'è accaduto, la mia felicità nel aver visto o ascoltato qualcosa che mi ha colpito, ma tutto resta a me.
Spesso lo pubblico sul blog, ma non vedo la faccia di chi lo legge, non ho un riscontro diretto delle emozioni che suscito.
Alcune volte ho ricevuto dei complimenti, altre volte quello che scrivo passa sotto silenzio, ma va bene anche questo.
Il leggere qualcosa ad alta voce, già m'imbarazza molto, il leggere qualcosa che ho scritto m'imbarazza ancora di più... eppure l'ho fatto.
E non solo l'ho fatto, ma ho anche ascoltato tanto e quello che è uscito da questa serata è stato un continuo fluire d'emozioni.
Ognuno a suo modo ha portato fuori una parte di sé unica e bella nel suo genere.
Menti che si sfiorano, s'incrociano, si toccano e s'attraversano.
Alcune volte strappando una risata, altre volte dando un pugno allo stomaco perché pensi: “sì, è così, questa cosa è vera, la sento anche io, la sento mia”.
Ascolti in una sera la musicalità delle parole, dei pensieri e ti rendi conto che non sei sola, che in questo mondo frenetico e di disincanto c'è ancora gente che ha voglia di crearsi una piccola oasi nella quale raccontare/si , ascoltare e crescere emotivamente...insieme.
Dopo una serata, come questa, ti ritrovi a pensare ed a sussurare un'unica immensa parola: grazie.

lunedì 12 ottobre 2009

I Monologhi della Vagina


“ La clitoride ha uno scopo puro. E’ l’unico organo del corpo umano designato esclusivamente al piacere. E’ solo un fascio di nervi, per la precisione 8000 fibre nervose: la più alta concentrazione di fibre nervose di tutto il corpo, compresi i polpastrelli, le labbra e la lingua, e due volte… due volte superiore a quella presente nel pene. Chi ha bisogno di una rivoltella, quando ha a disposizione una semiautomatica? “

Questo libro mi è capitato per caso tra le mani. Giravo tra le bancarelle dei libri in offerta e lui era lì.
Avevo sentito parlare dei Monologhi della vagina per le sue diverse rappresentazioni teatrali, ma non ne ho mai vista una, pur incuriosendomi.
Quando ho comprato il libro non sapevo bene cosa aspettarmi, forse qualcosa nello stile Litizzetto, un po’ dissacrante, certamente ironico ed invece è stata una rivelazione perché mi sono trovata davanti ad un libro che è molto di più.
E’ un inno alla femminilità, un grido contro la violenza sulle donne, un incitamento a riappropriarsi di se stesse in tutto il proprio essere emotivo, fisico, sociale.
Un testo di amore verso la vagina, così troppo spesso umiliata dalla cultura maschilista e religiosa, violata durante l’infanzia, tra le mura domestiche, durante i conflitti bellici ed in migliaia di altre occasioni. La vagina vista nella sua totalità, appartenente al corpo, esattamente come ne fa parte un braccio, una gamba, il cuore, la mente.
Sotto certi punti di vista sono una donna fortunata.
Vivo in una società in cui le lotte femministe ci hanno almeno fatto riappropriare del nostro corpo e del piacere che ricaviamo da esso.
Non ci sono pratiche d’infibulazione, nel mio paese, non dobbiamo girare coperte con un burqa, non dobbiamo sposarci per avere rapporti sessuali, non finiamo “all’inferno” se pratichiamo l’autoerotismo, ma quanta strada ancora dobbiamo fare per essere delle Donne e per avere rispetto della nostra Vagina.
Sottilmente ( anche non sottilmente, se guardiamo l’Italia nel suo insieme e nelle varie realtà sociali ) ancora c’è una mentalità maschilista che ci circonda, tacitamente accettata un po’ da tutte.
La liberazione della vagina, come totalità del nostro essere, è ancora lontana.
Siamo in una fase di mercificazione.
La libertà sessuale è intesa come consumistica, la filosofia dell’usa e getta, sia maschile che femminile.
In un precariato sociale, lavorativo, c’è anche quello emotivo, affettivo e sessuale.
Questo libro, dunque, fa riflettere sul valore che bisogna dare a se stesse, nella propria totalità ed in quest’ottica la vagina è una scoperta preziosa per noi stesse ed un regalo da fare, nella sua totalità, al genere maschile nel momento in cui sa amarla e rispettarla.


venerdì 24 luglio 2009

Meraviglioso

Tratto dal Blog di Saramago, che vi suggerisco di mettere tra i preferiti:


Un capitolo per il “Vangelo”
Pubblicato in quaderno di Saramago da massimolafronza il 24 Luglio 2009

di José Saramago

http://caderno.josesaramago.org/2009/07/24/um-capitulo-para-o-evangelho/

Su di me si dev’essere detto che dopo la morte di Gesù mi sono pentita di quelli che chiamavano i miei infami peccati di prostituta e mi sono convertita in penitente per il resto della mia vita, e questo non è vero. Mi hanno innalzato nuda sugli altari, coperta solo dai capeli che mi scendono fino alle ginocchia, con i seni marci e la bocca sdentata, e se è ovvio che gli anni passati hanno finito per rinsecchire la liscia morbidezza della mia pelle, è successo solo perché a questo mondo nulla può prevalere sul tempo, non perchè io avessi disprezzato e offeso lo stesso corpo che Gesù ha desiderato e posseduto. Chi ha detto quelle falsità contro di me non sa nulla dell’amore. Ho smesso di essere una prostituta il giorno in cui Gesù è entrato in casa mia portando con sé la ferita al piede perché io la curassi, ma di questi prodotti dell’uomo che chiamano peccati di lussuria io non dovrei pentirmi affatto se è stato come prostituta che mi ha conosciuta il mio amore e, avendo provato il mio corpo e saputo quello di cui vivevo, non mi ha voltato le spalle. Quando davanti a tutti i discepoli Gesù mi baciava una e più volte, loro gli chiedevano perché amasse me tanto più che loro, e Gesù rispondeva: “Da cosa dipende che io non vi ami tanto quanto amo lei?” Loro non sapevano cosa dire perché mai sarebbero stati in grado di amare Gesù con lo stesso assoluto amore con cui io lo amavo. Dopo la morte di Lazzaro, la disperazione e la tristezza di Gesù furono tale che, una notte, sotto le lenzuola che copriva le nostre nudità, io gli ho detto: “Non posso raggiungerti dove sei perché ti sei chiuso dietro una porta impossibile da aprire con forze umane”, e lui ha risposto, lamento e gemito animale che si è nascosto per soffrire: “Anche se non puoi entrare, non ti allontanare da me, tieni sempre stesa la tua mano anche quando non potrai vedermi, se non lo farai mi dimenticherò della vita, o lei mi dimenticherà”. E quando alcuni giorni dopo, Gesù si era ricongiunto con i suoi discepoli, io, che camminavo al suo lato, gli ho detto: “Guarderò la tua ombra se non vorrai che guardi te”, e lui ha risposto: “Voglio trovarmi dove si trova la mia ombra se è lì che saranno i tuoi occhi”. Ci amavamo e ci scambiavamo parole come queste, non solo perché belle e vere, se è possibile che una cosa sia l’una e l’altra allo stesso tempo, ma perché avevamo il presentimento che il tempo delle ombre stesse arrivando ed era necessario che cominciassimo ad abituarci, ancora da uniti, all’oscurità dell’assenza definitiva. Ho visto Gesù resuscitato e in un primo momento mi è sembrato che quell’uomo fosse il giardiniere del suo tumulo, ma oggi so che non lo vedrò mai dagli altari su cui mi hanno messa, per quanto possano essere alti, per quanto possano essere vicini al cielo, per quanti fiori e profumi li possano adornare. Non è la morte che ci ha separati, ci ha separati per sempre la stessa eternità. In quel periodo, abbracciati l’uno all’altra, unite le nostre bocche nello spirito e nella carne, né Gesù era allora quello che di lui si diceva, né io ero quello per cui mi schernivano. Gesù, con me, non è stato il Figlio di Dio, e io, con lui, non sono stata la prostiuta Maria Maddalena, siamo stati soltanto quell’uomo e questa donna, tutti e due tremanti d’amore e su cui incombeva il mondo come un avvoltoio sbavante sangue. Hanno detto alcuni che Gesù avesse eliminato sette demoni dalle mia interiora, ma anche questo non è vero. Quello che Gesù ha fatto, invece, è stato svegliare i sette angeli che dormivano nella mia anima in attesa che lui arrivasse a chiedermi cure: “Aiutami”. Sono stati gli angeli che gli hanno curato il piede, sono stati loro che hanno guidato le mie mani tremolanti e hanno ripulito dal pus la ferita, sono stati loro che mi hanno messo sulle labbra la domanda senza la quale Gesù non avrebbe potuto aiutare me: “Sai quello che sono, quello che faccio, di cosa vivo”, e lui ha risposto :”Lo so”, “Non hai dovuto guardare e già sapevi tutto”, e lui ha risposto: “Non so niente”", e io ho insistito: “Che sono una prostituta”, “Questo lo so”, “Che vado a letto con uomini per denaro”, “Sì”, “Allora sai tutto di me” e lui, con voce tranquilla, come la superficie liscia di un lago mormorato, ha detto: “So soltanto questo”. Allora io non sapevo che si trattasse del figlio di Dio, né tantomeno immaginavo che Dio potesse volere un figlio, ma, in quell’istante, con la luce illuminante della comprensione dello spirito, ho capito che solamente un vero Figlio dell’Uomo avrebbe potuto pronunciare quelle tre semplici parole: “So soltanto questo”. Siamo rimasti a guardarci, non ci siamo neanche accorti che a quell’ora gli angeli erano già andati via, e da quel momento in poi, nelle parole e nel silenzio, nelle notte e nel giorno, nel sole e nella luna, nella presenza e nell’assenza, ho cominciato a dire a Gesù chi io fossi, e mi mancava ancora molto per arrivare al punto più profondo di me stessa quando l’hanno ammazzato. Sono Maria Maddalena e ho amato. Non c’è altro da aggiungere.

martedì 14 aprile 2009

Gli sciacalli dell'informazione

Vi lascio ancora una volta a Travaglio, per ascoltare le VERITA' su questa tragedia Abruzzese:

lunedì 6 aprile 2009

Berlusconi: "Ora agire, niente polemiche"

...E certo, non gli convengono le polemiche, ora.
Come hanno detto in molti, oggi, il terremoto non uccide, sono le strutture fatiscenti che crollano a provocare i morti.


venerdì 13 febbraio 2009

il Carnevale di Montemarano

Come vi avevo già accennato in un altro post, mi sto interessando alle tradizioni popolari campane, in periodo di carnevale, dunque, non si può non trattare il Carnevale di Montemarano.

Montemarano è un comune in provincia di Avellino, a poco più di 800 m sul mare, con circa 3000 anime.

Nei tre giorni prima delle ceneri è usanza secolare che gli abitanti festeggino il carnevale con carri allegorici e danzando la tipica tarantella montemaranese.

Per le strade sfilano le persone seguendo, nel ballo, i “Caporabballo” (Pulcinella montemaranesi) che indicano i passi da eseguire durante la tarantella.

Durante il ritmo irrefrenabile di questa danza, infatti, i passi sono molteplici, ci sono figure di coppia, oppure figure da fare in cerchio e poiché è una danza che va ballata tutti insieme, esistono queste figure che hanno potere decisionale sui passi da eseguire.

Essere un Caporabballo è un ruolo di gran prestigio durante la festa.








I festeggiamenti si concludono, poi, la domenica successiva alle ceneri, con la morte del carnevale.

In quest’occasione si fa il funerale al carnevale, con tanto di bara che sfila per le strade, danze sfrenate e rottura della Pignata a chiusura della festa.

I montemaranesi sono dei “puristi” della loro tarantella.

Ho letto moltissime discussioni in rete, su come in altre parti d’Italia ed all’estero hanno stravolto la LORO tarantella.

Addirittura, sempre su mailing list, alcuni erano anche contrari ai corsi di ballo popolari che trattavano questa tarantella.

Sono anche molto affezionati all’originalità della musica, detestando la versione cantata della tarantella e diventando molto selettivi su quelle strumentali.

In pratica, per alcuni montemaranesi, la tarantella montemaranese si può ascoltare ed imparare a ballare SOLO a Montemarano, durante il carnevale.

Dunque, vi invito ad andarci!


Quest’anno le date saranno:

Domenica 22 - Lunedì 23 - Martedì 24 Febbraio

Domenica 1 Marzo per Carnevale morto


Io, però, una versione della Tarantella Montemaranese ve la faccio sentire lo stesso, così avete un’idea di quant’è bella!


Per altre informazioni, molto interessanti, sulle origini del Carnevale di Montemarano e della loro tarantella, eccovi il link del Comune di Montemarano.

giovedì 5 febbraio 2009

PREMIO DARDOS


Questo premio è destinato a chi, con il suo blog, "ha dimostrato impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali".

Il regolamento del premio è il seguente:

- accettare e comunicare il regolamento visualizzando il logo del premio
- linkare i blog che ti hanno premiato
- premiare altri 15 blog meritevoli avvisandoli del premio.

Ricevo da Alex questo premio e la cosa mi fa arrossire, perché lo stimo tanto come scrittore e come persona.
Con piacere lo giro ad alcuni bloggers ( non saranno, però, quindici...) che stimo e seguo.

Assegno il premio Dardos a:

Vittorio Arrigoni per il suo impegno umanitario a Gaza, per tenerci sempre informati sulla verità che spesso i media non vogliono far sapere.
Luna, che anche se non scrive da un po' sul suo blog, tante volte, leggendola, l'ho sentita emotivamente vicina.
Per lo stesso motivo, assegno il premio anche ad altre due donne fantastiche: Yucatan e Zefirina.
Per far conoscere la musica popolare italiana, in tutto il mondo, assegno questo premio al blog
Italian folk music.
Per la musica jazz e per la sua musica, lo assegno anche a Quoyle.
Infine, per il suo umorismo e perché anche grazie a lui ho conosciuto tanti bei blog, assegno il Dardos anche a o'taggatore Dalianera.

Per gli altri amici bloggers, perdonatemi se non v'ho messo "nella lista 'ra salute", sarà per la prossima volta...

martedì 3 febbraio 2009

La Candelora e le altre feste popolari


Da qualche mese ho iniziato un corso di Tammorra, per questo motivo mi sono appassionata, e sto cercando di andare, a tutte le feste popolari che si tengono in Campania.
La prima a cui ho partecipato è stata quella per Sant’Antonio Abate, a Cicciano.
Sant’Antonio è il protettore degli animali domestici e del fuoco, le iconografie lo rappresentano con un maiale ed il fuoco.
Il maiale ed il fuoco, rappresentano il demonio che lui ha domato.
Nei paesi campani si accendono i “cippi ‘e sant’Antuon” e si balla, si beve, si mangia intorno al fuoco.
Un tempo veniva scelto un maiale che veniva lasciato libero per il paese, nutrito dalla gente locale, e poi ammazzato il giorno di Sant’Antonio Abate ( 17 Gennaio ) ed il grasso veniva utilizzato per alimentare il falò dedicato al Santo.
Questa ricorrenza è sentita in tutti i paesi campani, ma Cicciano è quello più conosciuto e per questo anche quello più incasinato per la festa.
Ieri invece c’è stata la festa della Candelora.
La festa della Candelora cade il 2 Febbraio, ed è dedicata alla Madonna di Montevergine.
Apre e chiude il ciclo delle sette madonne e per questo motivo la sua festa si ripete anche il 12 Settembre, a chiudere il ciclo.
La leggenda narra che c’erano sette sorelle, sei belle ed una brutta.
Quella brutta si rifugiò a Montevergine.
La Madonna di Montevergine è anche chiamata Mamma Schiavona, perché è la protettrice di tutti gli schiavi, sia schiavi di un padrone e sia schiavi della terra, dura da lavorare.
E’ anche la protettrice dei femminielli.
Si narra, infatti, che due femminielli vennero torturati, denudati e legati in una grotta a morire per il freddo.
La mattina successiva furono trovati ancora vivi e vestiti.
Raccontarono che gli era apparsa una donna che li aveva soccorsi…Mamma Schiavona.
Il santuario si trova in cima a Montevergine, appunto, ed è bellissimo!
In esso è conservato il dipinto della Madonna di Montevergine, che appare nera ed è, quindi, anche chiamata la Madonna Nera. Essa è la prima copia occidentale della Madonna Odigitria ( la prima icona bizantina della Madonna ).
Altre notizie sul bellissimo dipinto le trovate qua.
I pellegrini si riuniscono la sera prima ad Ospedaletto ed iniziano la Iuta alla muntagna all'alba.
La salita è lunghissima e d'inverno ostacolata spesso dalla neve.
Giunti al santuario, salgono dall’ingresso posteriore dove si trova la scalinata con i 23 gradini che rappresenta la montagna. Ad ogni gradino si fermano, un solista intona il canto e gli altri lo seguono, sino ad entrare in Chiesa.
Quello era, infatti, l’ingresso alla cappella dove era disposto il dipinto della Madonna nera, prima che venisse spostato nella Chiesa principale, dopo la ristrutturazione.
Durante la cerimonia c’è la benedizione delle candele, perché la Candelora è la festa del ritorno alla Luce.
I musicanti si riuniscono poi nel cortile e partono le tammurriate!
Si ritorna in Chiesa, per chiudere la cerimonia.
I pellegrini si riuniscono davanti all’altare, intonano un canto alla Madonna, accompagnato dal suono della Tammorra, e retrocedono, senza MAI dare le spalle alla Madonna, sino all’uscita.
Vedere tutto questo, o quasi tutto,perché per arrivare sopra a Montevergine è davvero un’impresa, sia a piedi che con la macchina, è un’esperienza bellissima ed unica!
Il clima che si respirava era quello della festa, c’erano “femminielli”, associazioni omosessuali, tammorre, castagnette, anziani, giovani, bambini, insomma una grande “ammuina”, ma c’era anche qualcosa di toccante che permeava l’aria, la fede, la speranza, la richiesta di una Grazia, la richiesta della Luce.
Dunque: "Chi vo' grazia 'a Mamma Schiavona, ca sagliesse lu Muntagnone!"
Ascoltate anche questo...

martedì 13 gennaio 2009

Solidali con Vittorio Arrigoni e chi come lui difende i DIRITTI UMANI


Per una volta Faccialibri mi è stato utile per trovare una notizia importante, grazie ad un gruppo a cui sono iscritta. Leggete questo post sul blog di MARIOBADINO e fate girare la notizia. Vi consiglio anche di seguire il blog di Vittorio Arrigoni.

A noi resta la divulgazione delle notizie ed il boicottaggio dei prodotti made in Israele, quelli con il codice a barra che inizia per 729

mercoledì 7 gennaio 2009

Master Smilza


Occhiali da vista distrutti: 70 euro.
Pettorina smangiucchiata e resa inutilizzabile: 35 euro.

Cuscini smangiucchiati: costo affettivo indefinibile.
Giochini per cani morsicati ed inutilizzabili: intorno ai 3 euro l’uno.
Macchie di pipì sui tappeti persiani dei tenutari di questa casa, accuratamente smacchiate e mascherate: costo la vita (mia nel caso in cui se ne accorgono).
Integratori alimentari e cibo adatto contro la cagarella, che si procura mangiando munnezza per strada: pagamento rateizzato.
E tante altre cose…
Tu puoi, con MASTER SMILZA!


… E sono appena quattro mesi che è con me… cor’e mamm’…!!!