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sabato 31 maggio 2008

Bocca di rosa

Una versione di Bocca di rosa, del grande De André, cantata e reinterpretata folcroristicamente dal grande Peppe Barra.
Divertentissima!

Buon ascolto e ...buona danza!


martedì 13 maggio 2008

Due Anime




Due anime s’incontrarono come lucciole nel tempo.
Una era stata sempre sola.
L’altra non lo era mai stata.
Due anime s’incontrarono come il tramonto e la notte.
Si guardarono,
si attraversarono
e solo in quel momento vissero.
Due anime s’incontrarono come le radici e la terra.
Da allora una cerca sempre, per ritrovare.
L’altra aspetta per non dimenticare.




Questa poesia l’ho scritta anni ed anni fa, ero ragazzina.
L’ho ritrovata, quasi per caso, giorni fa.
Ricordo che quando la scrissi non la sentivo mia, mi piaceva pensare però ad una storia d’amore così.
Le ragazzine romantiche adorano le storie d’amore struggenti, forse sono insite nel proprio dna, o forse a furia di vedere Lady Oscar, e Candy Candy, ci restano un po’ dentro.
Mai avrei pensato che, a distanza di anni, questa poesia sarebbe ritornata tra le mie mani, ed alla mia mente, in un periodo in cui mi sento come un palloncino che vorrebbe volare, ed invece è legato tramite una corda a dei sassi, che lo tengono ben piantato al terreno.
Un’anima, mai stata sola, che adesso aspetta per non dimenticare.

..........................

E’ che a me 'sto tempo mette di cattivo umore!

sabato 10 maggio 2008

Candele



Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.


- Costantinos Kavafis -


mercoledì 23 aprile 2008

Baricco, mon amour

Certamente come personaggio è discutibile.
Come scrittore può piacere e non piacere... a me, piace (detto alla Totò), ma come si fa a non rimanere incantati davanti al modo in cui spiega musica e libri?


mercoledì 6 febbraio 2008

Un cuore Bastardo



Il suo cuore era morto.
Lo vedeva come uno di quei cuori che vengono usati per gli esperimenti: aperto, sezionato, indagato ed ora pieno di suture.
Come poteva un cuore così battere ancora?
Lo sentiva rattrappito, dolorante, freddo, vuoto.
Avrebbe concesso solo il suo corpo, non la sua mente, non il suo cuore.
Poi un incontro casuale. Uno tra i tanti e quella sera aveva sentito un fremito dentro.
Parole sussurrate tra la musica, gesti casuali, ma intimi.
Ed il suo cuore aveva ricominciato a pulsare, flebilmente, impercettibilmente, quasi senza farsene accorgere.
“Traditore! Sei ferito, sei pieno di punti, sei pieno di rattoppi, non puoi permetterti un altro taglio. Non hai spazio per altre suture. Non puoi battere, nemmeno impercettibilmente. Non te lo consento!”
Un cuore batte, per un breve periodo di tempo anche fuori dal corpo. Si dice che siano le contrazioni autonome che, per qualche minuto, continuano anche se il cuore è tolto dall’organismo d’appartenenza; io dico che sono i ricordi a farlo battere ancora per un po’.
Lei non ne vuole avere più di ricordi, né belli, né brutti.
Vuole vedere e sentire dentro di se il deserto.
Non vuole più abbandonarsi a parole sussurrate, a caldi abbracci, ad occhi indagatori dell’anima.
Non vuole, perché poi quando questi vengono a mancare ci sta troppo male, ed ha finito le scorte di filo da sutura per il suo cuore.
Ogni volta che è stato ferito, si è seduta su una sedia a dondolo, vicino la finestra, alla luce di una candela, ha preso ago e filo e si è messa, pazientemente, a ricucire il suo cuore. Troppe volte le sue dita si sono punte, troppe volte il sangue delle mani s’è mischiato con il sangue che usciva dalle lacerazioni del suo cuore; ora i suoi occhi sono stanchi e le sue dita tremano, non vuole rischiare di dover ancora trovare un piccolo spazio per un rattoppo ad un cuore moribondo, meglio lasciarlo morire.
Che venga estirpato dal corpo, che batta ancora un po’ da solo, su un mobile, alimentato dai ricordi, ma che poi finalmente smetta di vivere, di sentire, di soffrire.
Ma lui niente, traditore, non ne vuole sapere di morire.
E chiama le lacrime a farsi portavoce di quello che pensa e prova.
“Sono giovane, sono malato, ma guarirò, dammi tempo, le suture si assorbiranno, e delle cicatrici conserverai solo un lontano ricordo, non le vedrai quasi più. Batterò forte e vigoroso, sarò rosso fuoco, conserverò solo ricordi belli, ti prego, lasciami battere, lasciami vivere!”
“Bastardo, questo sei! Sei un bastardo! Traditore e bastardo! Usi le lacrime, perché pensi portino via il sangue che copre le mie mani, pensi leniscano le ferite delle dita, che mi sono fatta mentre ti ricucivo, pensi che, cadendo su di te, ti facciano sembrare più lucido, meno malato, meno rattoppato, ma non è così! Le vedo tutte le tue ferite, lo vedo che fai fatica a battere ancora.”
“Non è vero, sono i tuoi occhi stanchi che ti mostrano quello che non sono, sono le tue orecchie ovattate dalla rabbia, dalla delusione, dal dolore, che ti fanno sentire i miei battiti come lontani, come quasi spenti, ma io ci sono! Sono vivo!”
“Sei moribondo, la mia scelta è un atto caritatevole, ti lascio morire, basta con questo accanimento terapeutico.”
“Non è misericordia la tua, non è un atto di amorevole pena, è un omicidio perché io sono vivo! Malato, forse, ma vivo e pronto a rinascere dalle mie ceneri, come la fenice.”
“Non è vero, aspetti solo il momento giusto per tradirmi ancora, ti vedo come stai male!”
“Sei tu che vuoi vedermi così, sei tu che vuoi fuggire il dolore, io l’affronto, sempre.”
“ E certo, perché sono io che poi ti ricucio, sono io che ti devo portare in petto, sono io che ti devo nutrire con il mio sangue!”
“Non avresti sangue, senza me che batto, che te lo spingo per tutto il corpo, non avresti corpo, senza di me. Che tu lo voglia o no, siamo un tutt’uno. Tu dai vita a me, ed io do vita a te. Se muoio io, morirai anche tu. Il tuo corpo diverrà un vuoto involucro, non avrai più emozioni, nemmeno di puro piacere fisico, perché per me passa tutto! Passione, gioia, amore, passano da me e poi a te.”
“Ma se sei malato, a poco mi servirai comunque.”
“Dammi tempo, guarirò, abbi fiducia…”
Ancora un’ultima lacrima, pesante, le riga la guancia.
La sente calda scivolarle lungo il viso.
“Sei tu che me la fai sentire così?”
“Si.”
“Ci tieni proprio tanto a vivere?”
“Si.”
“Perché?”
“Perché ho fiducia nella mia forza, cosa che tu non hai nella tua.”

giovedì 17 gennaio 2008

La Kryptonite nella borsa - Ivan Cotroneo



Ok, volevo fare una recensione come di deve, di quest’ultimo libro che ho letto “La Kryptonite nella borsa” di Ivan Cotroneo, ma mentre cercavo di descrivere lo stile divertente, ma nello stesso tempo inteso, e tenerissimo del libro, mi venivano in mente solo immagini della mia famiglia.
Si, perché mi ci sono rivista tanto in questo libro, che parla di un bambino napoletano di sette anni, cresciuto, negli anni ’70, in una famiglia scombinata, ma tanto unita.
I suoi genitori sono praticamente assenti, il padre ha un’amante, la madre cade in depressione, e lui è affidato quasi totalmente ai nonni materni, ed agli zii ventenni, che indossano il look tipico dei “figli dei fiori”, e che lo portano a riunioni post sessantottine ed a festini psichedelici, insieme con loro. Lui, ubbidientemente li segue, non capendo molto cosa succede, ma divertendosi immensamente con loro.
Peppino, così si chiama il bambino, ha un animo sensibile, è intelligente, timido, indossa un paio di lenti “arrepezzate con lo scotch”, che lo fanno sembrare anche tanto buffo ed è stato catapultato, dagli eventi della vita, in un mondo di grandi, di cui prova a capirne le dinamiche grazie anche all’aiuto di Gennaro, un ragazzo eccentrico del quartiere, che è solito vestirsi da Superman.
Il libro si legge velocemente, è di quelli che scorrono con leggerezza strappandoti qualche volta un sorriso, altre volte una lacrima, altre volte una vera e propria risata.
Le situazioni che racconta, mi hanno tanto ricordato quando da bambina seguivo le mie sorelle ai cineforum studenteschi, o alle partite di basket della scuola, o alle loro feste di compleanno.
Ricordo tutti quei ragazzi vestiti strani, colorati, con pantaloni larghi, casacche, capelli lunghi, nastrino sulla fronte…
Ricordo che non capivo nulla dei film che vedevo, o delle partite, né di quello che si dicevano, ma mi piaceva l’atmosfera che respiravo, ero tra grandi, che si divertivano tanto e di riflesso, mi divertivo anche io!
E poi anche la mia famiglia, è la classica famiglia napoletana, numerosa, ed allargata di zii e cugini vari, anche se noi, usiamo meno soprannomi per chiamarci.
Insomma, questo libro è tenerissimo, pieno di sentimenti, di buoni sentimenti, ed ogni tanto, una lettura così ci vuole.


- Gennaro sospirò e se lo prese in braccio.
“Peppi’, dipenderà da te, se la tua vita sarà facile o sarà difficile. Se tu cercherai di nasconderti in mezzo agli altri, di assomigliare a chi è diverso da te, passerai un sacco di guai. Se capirai che a stare un po’ soli, a essere un esemplare unico, non c’è niente di male, sarai felice.
Siamo tutti esemplari unici, è una cosa che ho capito troppo tardi”
Peppino lo guardò.
“Ma insomma, fammi capi’, qualche superpotere ce l’ho pure io, o no?”
“Ce l’hai, ce l’hai, ma è una fissazione! Ce l’hai, anche se non ti posso dire qual è, perché non lo so, e non lo sai nemmeno tu. Ma lo scoprirai, se farai veramente quello che ti senti di fare nella vita. Hai capito?”
“Non lo so, se ho capito. Parli troppo strano.”
“Senti, guagliò, quanto scassi il cazzo, io non ti posso dire di più perché sei troppo piccolo. Però ricordati quello che ti ho detto. Sono sicuro che al momento buono queste parole ti serviranno per non fare la fine mia. Ti fidi?”
“Mi fido”
Restarono ancora un momento in silenzio.
“Che vuoi fare mo’?” chiese Gennaro.
“Voglio tornare a casa, se non ti dispiace. Tengo sonno.”
“Allora appenditi di nuovo al collo. Però fai piano con quelle unghie, mannaggia a te, per arrivare fino a qua m’e fatto nu ‘straviso. Ma tua mamma nun t’e taglia?” –

Tratto da La Kryptonite nella borsa, di Ivan Cotroneo.

martedì 15 gennaio 2008

In movimento

Le nuvole - De Andrè


Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio

Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell'airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri

Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore

Vanno
vengono
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai

Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.




Ma il sole c'è SEMPRE,e le stelle anche, siamo noi che ogni tanto ce ne dimentichiamo...
Loro aspettano solo il nostro sguardo, oltre le nuvole, per continuare a farci sperare, a farci sognare...
Oggi, dopo tanto tempo, sono serena, sarà che sono al secondo proposito del nuovo anno, la strada che mi sono preposta è lunga, e non sarà priva di difficoltà, ma l’ho intrapresa e per me questo è importante.
Avrò i miei tempi, il mio passo, sarà tutto in salita per ora, ma è comunque un camminare, non sono più ferma a guardarmi intorno smarrita,ma sono di nuovo in movimento con la vita, la mia vita.

sabato 17 novembre 2007

Un piccolo grande uomo

Certe volte le canzoni, benché scritte e cantate molto tempo prima, possono calzare a pennello in certe situazioni:


Capo Fortuna - Rino Gaetano








giovedì 15 novembre 2007

Un pensiero tira l'altro


Sarà il freddo ed il mal tempo, ma in serate come questa, quando torno stanca dal lavoro, mi piace accoccolarmi in poltrona e leggere un libro.
A volte leggo un libro nuovo, altre volte quando ho voglia di immergermi nei mie pensieri, rileggo brani di libri già letti oppure poesie, che hanno toccato le corde della mia anima.
Stasera, sfogliando uno di questi libri del mio passato, ho ritrovato, tra le pagine, una cartolina con stampata sopra questa frase:

“Gli Uomini, sono donne che non ce l’hanno fatta.”
- Groucho Marx -
...Vabbè, magari non proprio tutti...

sabato 3 novembre 2007

Seta - Alessandro Baricco



Baricco, o lo si ama o lo si odia.
Io lo amo.
Il mio nick, deriva da un personaggio di un suo romanzo Oceano Mare, che ho adorato.
Certo è un artista controverso, per mille motivi, ma quando io leggo qualcosa che ha scritto lui, letteralmente, godo, e lui sa di far godere molti lettori quando scrive le sue cose.
Un pensiero su Baricco che condivido al cento per cento, l' ho torvato
QUA.
Dunque, tornando a me, ovviamente, da amante di Baricco, non ho potuto resistere alla tentazione di andare a vedere l’ultimo film tratto da un suo romanzo:
Seta.
Come spesso succede, è difficile che da un romanzo venga fuori un buon film, anche se la trama è la stessa, la scenografia, i personaggi, non potranno mai eguagliare quello che la tua mente ha creato leggendo il libro, e dunque un film sarà sempre peggio del romanzo da cui è tratto.
La cosa che più mi infastidisce, però, è quando stravolgono il senso del romanzo, quando per adattarlo ai tempi ed al pubblico di sala, non solo tagliano i pezzi, ma certe volte li censurano.
Questo è accaduto per Seta.
Il romanzo, come anche il film, termina con una lettera.
Lettera scritta dall’amante giapponese del protagonista, amante “virtuale” perché in realtà l’amplesso d'amorosi sensi non è mai stato consumato, indirizzata, appunto, al protagonista.
In questa lettera nel film, sono state tagliate le parti che parlavano dell’atto sessuale, nudo e crudo, che l’amante giapponese, vuole ricreare con il protagonista, con le sue parole appassionate.
Poiché io credo che la lettera sia la parte migliore di tutto il romanzo, la ricopio integralmente.
Baricco, in essa, riesce a descrivere con parole, con pensieri, con emozioni, una delle scene più erotiche, ma incredibilmente tenera e piena d’amore, che io abbia letto negli ultimi anni.


Mio signore amato,
non aver paura, non muoverti, resta in silenzio, nessuno ci vedrà,
rimani così, ti voglio guardare, io ti ho guardato tanto
ma non eri per me, adesso sei per me, non avvicinarti, ti prego,
resta come sei, abbiamo una notte per noi, e io voglio guardarti,
non ti ho mai visto così, il tuo corpo per me,
la tua pelle, chiudi gli occhi, e accarezzati, ti prego,
non aprire gli occhi se puoi, e accarezzati, sono così belle le tue mani,
le ho sognate tante volte adesso le voglio vedere,
mi piace vederle sulla tua pelle, così,

ti prego continua, non aprire gli occhi, io sono qui,
nessuno ci può vedere ed io sono vicina a te,

accarezzati signore amato mio, accarezza il tuo sesso, ti prego, piano,
è bella la tua mano sul tuo sesso, non smettere,
a me piace guardarla e guardarti,

signore amato mio, non aprire gli occhi, non ancora,
non devi aver paura son vicino a te,

mi senti?
Son qui, ti posso sfiorare, è seta questa la senti?
È seta del mio vestito, non aprire gli occhi e vedrai la mia pelle,
avrai le mie labbra,
quando ti toccherò per la prima volta sarà con le mie labbra,

tu non saprai dove, ad un certo punto sentirai il sapore delle mie labbra, addosso,
non puoi sapere dove se non apri gli occhi, non aprirli,
sentirai la mia bocca dove non sai, d’improvviso,
forse sarà nei tuoi occhi, appoggerò la mia bocca sulle palpebre e le ciglia,
sentirai il calore entrare nella tua testa, e le mie labbra nei tuoi occhi, dentro,
o forse sarà sul tuo sesso, appoggerò le mie labbra, laggiù,
e le schiuderò scendendo a poco a poco,

lascerò che il tuo sesso socchiuda la mia bocca, entrando tra le mie labbra,
e spingendo la mia lingua,

la mia saliva scenderà lungo la tua pelle fin nella tua mano,
il mio bacio e la tua mano, uno dentro l’altra, sul tuo sesso,
finché alla fine ti bacerò sul cuore, perché ti voglio,
morderò la pelle che batte sul tuo cuore, perché ti voglio,
e con il cuore tra le mie labbra tu sarai il mio, davvero,
con la mia bocca nel cuore tu sarai mio, per sempre,
se non mi credi apri gli occhi signore amato mio e guardami,
sono io, chi potrà mai cancellare quest’istante che accade,
e questo mio corpo senza più seta,
le tue mani che lo toccano,
i tuoi occhi che lo guardano,
le tue dita nel mio sesso,
la tua lingua sulle mie labbra,
tu che scivoli sotto di me, prendi i miei fianchi, mi sollevi,
mi lasci scivolare sul tuo sesso, piano, chi potrà cancellare questo,
tu dentro di me a muoverti adagio,

le tue mani sul mio volto, le tue dita nella mia bocca, il piacere nei tuoi occhi,
la tua voce, ti muovi adagio ma fino a farmi male, il mio piacere, la mia voce,
il mio corpo sul tuo, la tua schiena mi solleva,
le tue braccia che non mi lasciano andare,

i colpi dentro di me,
è violenza dolce, vedo i tuoi occhi cercare nei miei,
vogliono sapere sino a dove farmi male,

fino a dove vuoi, signore amato mio, non c’è fine, non finirà, lo vedi?
Nessuno potrà cancellare questo istante che accade,
per sempre getterai la testa all’indietro, gridando,
per sempre chiuderò gli occhi staccando le lacrime dalle mie ciglia,
la mia voce dentro la tua, la tua violenza a tenermi stretta,
non c’è più tempo per fuggire e forza per resistere,
doveva essere questo istante,

e questo istante è,
credimi, signore amato mio, quest’istante sarà,
da adesso in poi, sarà, fino alla fine.
Noi non ci rivedremo più, signore.
Quel che era per noi, l’abbiamo fatto, e voi lo sapete.
Credetemi: l’abbiamo fatto per sempre.
Serbate la vostra vita al riparo da me.
E non esitate un attimo, se sarà utile per la vostra felicità,
a dimenticare questa donna che ora vi dice,senza rimpianto,
addio.

PS:La persona, che stoicamente mi ha accompagnato a vedere il film, quando è terminato mi ha detto che "non gli erano rimaste più vene da utilizzare per i tagli"…. Dunque, se non siete particolarmente amanti di Baricco, forse non è consigliatissimo come film perché è un tantino lento; infatti una delle critiche fatte al film, che non avevo letto prima di andare al cinema (giuro!), cita testualmente:
“Trasposizione cinematografica del romanzo di Baricco patinata e superficiale, attenta alle immagini e alla ricostruzione storica ma non all'introspezione psicologica”.