mercoledì 12 dicembre 2007

Per non dimenticare


12 Dicembre 1969: Strage di Piazza Fontana.

12 Dicembre 2007: Si chiede ancora Giustizia.



In un mondo libero - Ken Loach


Stasera al cineforum a cui sono abbonata, hanno dato il film di Ken Loach “In questo mondo libero”. La scheda del film la trovate qua. La trama parla di Angie, una donna che licenziata per l’ennesima volta, ingiustamente, da un lavoro precario e mal pagato, decide insieme ad una sua amica di aprirsi un’agenzia che offre lavoro agli stranieri. All’inizio cercano di fare le cose in regola, pur procurando loro stesse lavori sottopagati, ma poi il denaro facile inizia a far gola anche a loro, e soprattutto a Angie che è stanca di sentirsi una fallita. Iniziano, così, ad entrare nel giro dell’immigrazione clandestina. Giocando in un ruolo che non è il loro, però, sono esse stesse a farne le spese. Salta un affare e non riescono a pagare i lavoratori, che quindi si ribellano prima solo con le parole, e poi con i fatti. Angie viene picchiata, ed in seguito minacciano suo figlio. Angie, dunque è costretta, per proteggere la sua famiglia, a cercare altri soldi per saldare il suo debito. Li otterrà, sempre in maniera illecita, andando a procurarsi manodopera lavorativa direttamente all’estero, promettendo, sapendo di mentire, facili guadagni e sogni di realizzazione, nel suo pese d’origine, che invece l’ha dissanguata economicamente e moralmente. Le voci della coscienza, rappresentate dal padre e dalla socia pentita, saranno solo un esile eco nella mente di Angie, troppo occupata a sopravvivere “In questo mondo libero”. Anche se è tarda notte, ho bisogno di buttarle fuori ora le mie impressioni, perché questo è un film duro, anzi durissimo che lascia un senso di angoscia dentro. In altri film di Loach, c’era anche l’ironia, c’era la speranza di un lieto fine; in questo no. Questo film è un grande cazzotto allo stomaco, dall’inizio alla fine. Non ci sono vittime e carnefici, i ruoli si scambiano continuamente durante tutto il film, ed è una cosa terribile. Ci si trova ad essere prima da una parte e poi dall’altra, senza punti di riferimenti, senza riuscire ad identificare ruoli rassicuranti perché riconosciuti, quello del "buono" e del "cattivo". L’unica regola che lo percorre nella sua interezza è la legge della sopravvivenza. Sopravvive Angie, la protagonista, che da vittima di sfruttamento lavorativo, diventa ella stessa la carnefice. Sopravvivono gli immigrati, che da sfruttati divengono carnefici di Angie e della sua famiglia. Come si può non comprendere Rose che è diventata così, dopo averne vissute tante, come si fa a non comprendere gli immigrati che la picchiano, stanchi di essere sfruttati da tutti i paesi, così detti civilizzati. Come si fa a non comprendere, il giovane immigrato polacco, che ritorna a casa, dove non avrà granché da mangiare, ma almeno manterrà la sua dignità di essere umano. E forse, proprio in lui c’è la chiave di lettura di tutto il film, quel barlume di speranza e di purezza, che in altri film di Loach era più evidente, ma che in questo viene sopraffatto da tanta reale crudezza. Se un film serve a far riflettere, se un film serve a mostrare la realtà nuda e cruda ed ad affrontare tutti i punti di vista di una stessa storia, allora questo è un film perfetto. Ma sappiate che non è per nulla una visione “facile”.

martedì 11 dicembre 2007

La pazienza di Giobbe (non Covatta)


Bilancia (23 settembre - 22 ottobre)

Stai arrivando al culmine della stagione delle tensioni fertili e delle discussioni produttive (sempre che tu non l’abbia lasciata trasformarsi nella stagione delle dispute infruttuose e dei silenzi imbarazzati). Mentre ti prepari a raccogliere i frutti di tutte le opportunità che hai avuto, ti offro tre consigli del moralista francese Joseph Joubert. 1) Non tagliare mai quello che puoi sciogliere. 2) È meglio discutere una questione senza risolverla che risolvere una questione senza discuterla. 3) Lo scopo di una discussione o di un dibattito non è la vittoria, ma il progresso.

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Aggiungerei io:

4)Preparati ad avere un Fegato grosso quanto una casa (grande)!

lunedì 10 dicembre 2007

Luoghi Comuni

Ieri sera sono andata a Teatro, ed ho visto Luoghi Comuni, tratto dall'omonimo libro di Pino Corrias.
Lo spettacolo analizza tre fatti storici italiani (in realtà sarebbero quattro, ma non è stato messo ieri in scena quello interpretato da Lello Serao, riguardante mani pulite e Di Pietro).

Scenografia minimalista, un semicerchio con diverse sedie alzate, e solo tre posizionate per potersi sedere.
Su una delle tre, vi è seduto Pietro Valpreda, l’anarchico accusato (ingiustamente) all’inizio della strage di Piazza Fontana, interpretato da Renato Carpentieri, anche regista dello spettacolo.
Siede accanto a lui un giornalista, interpretato da Enzo Salomone, che racconta come sono andati i fatti in quel tragico 12 Dicembre 1969.
Si susseguono voci di notiziari dell’epoca, testimonianze, ricostruzione dei fatti e vari depistaggi, fatti all’epoca per coprire i veri autori dell’attentato che ha destabilizzato la politica di un paese, allora in cambiamento.
Erano anni di fermenti ideologici, che minavano un potere che voleva rimanere immobile, e che ha fatto di tutto per rimanere tale.
La televisione, i giornali, allora come oggi, ebbero il loro ruolo fondamentale per fare da cassa di risonanza a notizie false che dovevano passare, per mascherare la realtà dei fatti.
La seconda sedia è occupata dalla bravissima Anna Ferruzzo, è lei a narrarci il primo grande fenomeno mediatico, quello che racconta il salvataggio, fallito, del piccolo Alfredino, il bambino restato incastrato nel pozzo a Vermicino.
Per la prima volta la tv entra nelle case degli italiani con occhio indiscreto sulla tragedia, in una diretta durata quasi tre giorni.
Narra della disorganizzazione dei soccorsi, narra di come tutti, in quel dramma che si stava consumando, cercassero il loro momento di gloria, compreso l’allora capo dello Stato, Sandro Pertini, che con aria compassionevole si recò sul posto, e volle anche parlare con il bambino.
Tutti pronti ad essere in primo piano nella storia, protagonisti di quell’episodio, ma tutti incapaci di muoversi con cognizione di causa, perché in Italia non esisteva ancora un ente preposto alla salvaguardia dei cittadini. Solo dopo la tragica morte del bambino, la madre riuscirà ad ottenere che in Italia si formi La Protezione Civile.
L’ultima sedia, spetta a Federico Fellini, interpretato da Massimo Wettmuller.
Si rappresenta l’Italia di Cinecittà, quella dei sogni e delle speranze, quella dei grandi film, quella delle stravaganze dei grandi attori dell’epoca e di un uomo, Fellini, che ci ha fatto conoscere anche all’estero in un periodo d’oro del cinema italiano.
Dunque, uno spettacolo che dimostra, ricostruendo fasi della nostra storia, quanto la televisione abbia influenzato il modo di vedere e di vivere quelle vicende, come cita il commento dello locandina: “ Fino all’attuale, assurdo parossismo secondo il quale qualcosa è reale solo se ne apprendiamo l’esistenza attraverso la televisione.”
Uno spettacolo, questo, che fa riflettere, mettendoci in discussione come individui, come società, e soprattutto come …teledipendenti.
In un circuito, come quello campano, è bellissimo che ci siano attori e registi del genere, unica cosa negativa è che queste cose sono poco pubblicizzate.
Per questo motivo invito i campani a tenere d’occhio la programmazione del Teatro Area Nord, situato a Piscinola, perchè è importante la riqualificazione delle zone del hinterland napoletano, e di tenere d'occhio la programmazione degli spettacoli della Compagnia di Libera Scena Ensemble di Renato Carpentieri e Lello Serao, perchè sono davvero bravi!
Le notizie le trovate QUA.

un nuovo piccolissimo sentiero

Ieri ero in preda alla malinconia, correva l’anniversario di una cosa che l’anno scorso mi aveva fatto molto soffrire, ed a distanza di un anno, mi ritrovavo nella medesima situazione.
Cambiavano i nomi, ma la situazione era la stessa.
Mi sono incazzata con la vita, con il karma e con tutto ciò con cui potevo prendermela, compresa me stessa.
Oggi, poi, sono andata a vedere Renato Carpentieri in Luoghi comuni, al Teatro Area Nord, e dopo con gli amici siamo andati a bere sangria (ottima) in un locale che hanno aperto vicino casa mia, e sarà l’alcol, ma la vita mi sembra diversa!
Ho ripensato a come gestivo questa medesima situazione l’anno scorso, ed a come la gestisco adesso.
Non è vero che la mia situazione è identica ad un anno fa, per il semplice fatto che io sono cambiata, e che l’affronto in maniera diversa… e la malinconia è passata.
Certe volte ci sembra di percorrere strade che già conosciamo, che abbiamo già solcato, ed invece non è così.
Perché magari questa volta ci accorgiamo che c’è una piccola viuzza che non avevamo visto, un sentiero stretto, forse poco battuto, ma che può portarci lontano dalla strada già ripercorsa, nel labirinto della nostra vita.
Forse ritorneremo nuovamente là, sulla strada maestra, e ci sembrerà uguale, ma ci accorgeremo sempre che esiste una nuova svolta, forse poco illuminata, da prendere, e magari ci porterà verso uno slargo pieno di sole, o verso una salita, o una discesa, ma comunque sempre in un luogo nuovo, che non conoscevamo.
Perché, benché le strade sembrino uguali, non lo sono mai perfettamente, c’è sempre la possibilità della variante che non avevamo ancora considerato, ma che è salvifica.
La recensione sullo spettacolo teatrale, è rimandata a momenti più sobri di questo… ma la farò, perché la regia di Carpentieri, merita decisamente un commento per quanto riesce ad emozionare lo spettatore!
Ma non ora… adesso devo godermi la mia testa sopra le nuvole…

giovedì 29 novembre 2007

Siamo un popolo senza dignità... ha ragione.

Il 24 Novembre a Torino,si è tenuta la presentazione del documentario Beaùtiful Cauntri.
Le immagini parlano da sole.
Siamo davvero un popolo senza dignità.

domenica 25 novembre 2007

Processo a Dio


















Anche oggi Teatro ( scritto ed inteso con la T maiuscola!), anche oggi uno spettacolo stupendo! Intenso, commovente, disarmante.
Processo a Dio, di Stefano Massini, regia di Sergio Fantoni.

Ultimo giorno in un campo di concentramento.
Elga Firsch, interpretata da una straordinaria Ottavia Piccolo, decide di processare Dio, con tanto di accusa (la sua), di difesa e di giuria, per il male fatto agli ebrei. Dio è interpretato, simbolicamente da un ufficiale delle SS, che un giorno, durante la prigionia, ha urlato ad Elga, puntandole un fucile contro, di poter fare della sua vita ciò che più desiderava, essendo in quel momento, lui, come Dio!
Parte quindi, dalla cattura di questo ufficiale delle SS, un processo intensissimo in cui la domanda finale sarà: Dio è colpevole oppure no dello sterminio del suo popolo?
Se Dio fosse colpevole, allora i tedeschi non avrebbero alcuna colpa e dovrebbero essere lasciati andare, senza nessuna punizione, poiché semplici strumenti di un Dio crudele; ma se Dio fosse invece innocente, e la colpa fosse invece di coloro che hanno voluto far credere a tanti ebrei che Dio era cattivo ed ingiusto perché si era dimenticato di loro, allora i tedeschi, colpevoli di tale nefandezza dovrebbero essere a loro volta giustiziati!
Così, la sorte di questo ufficiale delle SS dipenderà dal risultato di questo processo… E da Dio.
“Perché in fondo la parola chiave di questo testo non è il dolore per l’Olocausto, bensì il suo non-senso.
Se l’uomo è un burattino, chi lo muove? E quale logica muove il teatrino del mondo? Elga Firsch accusa Dio con la voce, in fondo, dell’umanità intera: l’umanità di ogni epoca e bandiera!”

Solito consiglio: Riceratelo nelle vostre città ed andatelo a vedere!