Mi tocca rinnovare la patente che sta per scadere.
Alcuni amici, che sono venuti in macchina con me, mi direbbero: “Ma lascia stare, è meglio che non guidi!”, ma poiché io sono capa tosta, la patente la rinnovo lo stesso: pedoni, automobilisti, passeggeri avvisati, mezzi salvati.
Ma rinnovare la patente per me non è semplice come ai comuni mortali, le cose facili mi capitano raramente.
La mia patente è la B Speciale.
Non è una patente che si rilascia a chi è un “guidatore disastro”, ma una patente che si rilascia a chi è disabile, e si rinnova ogni 5 anni.
Per disabile s’intende una persona che ha minorazioni fisiche, o psichiche, a voi intuire quali sono le mie.
Per avere il rinnovo della patente devo fare una visita specialistica alla Asl, e con i risultati di questa andare ad una commissione medica locale, che poi mi dovrebbe rilasciare il suddetto documento.
In pratica alla visita ci si trova in compagnia di zoppi, ex mutilati di guerra, persone con i tic più strani, alcolisti, tossicodipendenti etc etc, una bella comitiva, insomma.
Poiché odio fare le file e le trafile burocratiche, mi sono affidata ad un’agenzia che si occupa di queste cose.
Qualche giorno fa, dunque, trovandomi a passeggiare con il cane PIGRO, sono andata all’agenzia per consegnare i documenti che servivano loro per fare la richiesta della visita.
“Che problema ha, per cui richiede la B speciale?”
“ Ho un occhio… PIGRO” e detto con un cane PIGRO al guinzaglio, assume un aspetto davvero surreale la cosa!
Oggi l’agenzia mi ha comunicato che ha prenotato la visita, ma se ne parla a Giugno, perché prima di allora la commissione medica NON SI RIUNISCE!
Ed allora m’è sorto un dubbio: Ma fossero anche loro... PIGRI???!!!
lunedì 4 febbraio 2008
domenica 3 febbraio 2008
Il sonno dei giusti

Dorme, beato, accoccolato in un sonno profondo. Il respiro è regolare, qualche volta anche un po’ più pesante… russa. Mi soffermo a guardarlo, quel bianco intramezzato di rosso fulvo, quell’aria così dolce, rilassata, mi fa sempre venire voglia d’infilare le mani sotto il pelo, di sentire il suo calore. So già la reazione che avrebbe se lo facessi, aprirebbe un occhio, e vedendo che sono io a disturbarlo durante il sonno, si stiracchierebbe per farmi capire che posso continuare ad accarezzarlo ed ad accompagnarlo nei suoi sogni. Si, perché lo vedo che certe volte sogna. Il respiro si fa più superficiale, gli occhi si muovono veloci sotto le palpebre, le zampe fanno movimenti leggeri, e certe volte fa dei leggeri mugolii, quasi abbaiasse a qualcosa, a qualcuno. Allora mi domando cosa sogna. Avrà sognato una rissa tra cani, una questione di territorio, oppure chiede, nel sogno, cibo a mia madre ed è per questo che abbaia? Ci sarò anche io nei sogni suoi? Sarò vicina nelle sue scorribande, mentre vuole fare il boss con gli altri cani, esattamente come succede nella realtà? Chissà se i suoi sogni vengono dai ricordi. Chissà se ricorda la madre, la cucciolata da cui è venuto, se ricorda le persone, che prima di me, l’accudivano. Chissà se ricorda la macchina che l’ha investito. Chissà se ricorda il nostro primo incontro. Io lo ricordo come fosse ieri. Era in uno scatolone, abbandonato davanti all’ambulatorio chirurgia con il femore rotto, sembrava morto. Ricordo perfettamente il momento in cui mi scelse come punto di riferimento. Era in uno stanzone del Miranda, il posto occupato che ormai utilizzavo solo per tenere i cani che raccoglievo per strada. Lo avevo sistemato là in attesa dell’operazione per poi trovare qualcuno a cui regalarlo, ancora non mi sentivo pronta a prendermi la responsabilità di avere un cane nella mia vita. Ricordo che entrai con altri ragazzi nella stanza, per mostrarlo. Mi aveva vista solo una volta, poteva dirigersi verso altri di noi, ma venne da me. Ricordo che il mio Amore di allora mi disse: “T’ha fregato, t’ha scelto.” Ma io ancora non avevo scelto lui, almeno non consapevolmente. Mi accorsi che non potevo fare più a meno di lui, quando una mattina in cui regalavo cuccioli presi al canile, in Villa Comunale, si avvicinò una signora e si mise a giocherellare con i cuccioli che avevo, ed anche con lui, che era più grandicello ed aveva la zampa ingessata, dopo l’operazione al femore. Chiesi alla signora se voleva adottare uno dei cuccioli, e lei mi rispose “No, veramente vorrei questo qui, questo con la zampetta ingessata, mi fa troppa tenerezza!” Mi si gelò il sangue, d’istinto le risposi “No, lui è mio, mi spiace.” E’ proprio vero, ti accorgi di amare immensamente qualcosa quando la stai per perdere. Non mi sono mai pentita della scelta che feci allora, nonostante i mille problemi per farlo accettare a casa, nonostante i sacrifici per non fargli mancare mai nulla, nonostante le sue innumerevoli malattie, che me l’hanno fatto accudire come fosse un figlio. Sono passati dodici anni, e lui ora è qui, che dorme beato. Mi basta guardarlo per pensare che la scelta che ho fatto dodici anni fa è stata quella giusta, l’unica che il mio cuore poteva fare. Prima di lui, mi sono occupata di tantissimi altri cani, ma mai ho pensato di tenerne qualcuno. Non ero pronta alle responsabilità, non era il cane giusto per me, forse, esattamente come succede in amore. Non puoi razionalizzare certe scelte, le fai e basta. Certe volte senti che sono quelle giuste, le uniche che puoi fare, le uniche che vuoi fare, la paura passa e le scelte non sono più tali, ma sono un’unica strada da percorrere. Ed ora lui dorme, tra un po’ quando sentirà armeggiare in cucina si sveglierà, si stiracchierà ed andrà a vedere che si mangia, ma per ora dorme sereno… Chissà che sogna, chissà se mi sogna… ogni tanto.
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mercoledì 30 gennaio 2008
Consigli per la lettura
Era da un po' che non leggevo qualcosa scritto da lui ed a dire il vero mi era molto mancata la sua intelligente ironia.
Vi consiglio dunque questa lettura:
Ci siamo rotti le ecoballe: Uomini e Topi
scritto da Mr.Cima
Vi consiglio dunque questa lettura:
Ci siamo rotti le ecoballe: Uomini e Topi
scritto da Mr.Cima
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lunedì 28 gennaio 2008
Monnezza Game
Grazie a Gisi, che mi ha fatto morire dal ridere con questo gioco!
Certe volte è meglio farsi 'na risata che chiagnere...
Provate a giocarci anche voi, che poi voglio sapere quanta monnezza avete fatto mangiare a Rosetta!!!
Certe volte è meglio farsi 'na risata che chiagnere...
Provate a giocarci anche voi, che poi voglio sapere quanta monnezza avete fatto mangiare a Rosetta!!!
| http://www.tuttoscemo.com PS: utilizzate le frecce per muovervi e state attenti ai bidoni della monnezza, esattamente come quando camminate per strada a Napoli... Se poi fate mangiare un topino a Rosetta ( so che vorreste farglielo fare anche nella vita reale, esattamente quanto me!), sarete protetti quando incontrerete il cassonetto! |
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sò cos' e pazz',
sorrisi
Giorno della memoria
Non ho pututo farlo ieri...
Per non dimenticare questi orrori.
Perché la memoria storica è fondamentale, affinché certe cose non si ripetano MAI PIU'.
Perché si cerca d'insabbiare la VERGOGNA con il revisionismo dei fatti storici.
Tratto dal sito Olokaustos:
La sorte dei gemelli
di Auschwitz
I bambini gemelli che arrivavano ad Auschwitz da tutta Europa venivano selezionati da Mengele in persona appena scesi dai treni. Mengele si aggirava lungo le fila dei prigionieri gridando "Zwillinge heraus!" ("Fuori i gemelli").
Una volta isolati dai propri genitori i bambini venivano marchiati come gli altri prigionieri ma con un numero speciale al quale spesso veniva aggiunta la sigla "ZW" (per "Zwillinge").
Una volta arrivati alle baracche che avrebbero dovuto ospitarli per prima cosa venivano esaminati e misurati dalla testa alla punta dei piedi. Se anche fosse mancato il minimo particolare il medico addetto alla misurazione (solitamente un prigioniero) sarebbe stato punito.
Venivano richieste loro informazioni sulla famiglia secondo un formulario preparato dal professor Verschuer cui poi venivano spediti i fascicoli.
A differenza di tutti gli altri prigionieri ai gemelli era consentito di mantenere i capelli lunghi per diversi giorni dopo l'esame. Dopo essere stati selezionati sulla banchina dei treni erano sottoposti ad una doccia per poi essere condotti nell'ambulatorio medico.
Gli esami iniziavano dalla testa che veniva misurata accuratamente anche per più giorni. Successivamente erano sottoposti ad un esame completo ai raggi X in tutto il corpo. Solitamente poi era applicato loro una specie di tubo al naso che insufflava nei polmoni un gas provocando una tosse violenta. L'espettorato era raccolto ed esaminato. Seguiva poi una fase nella quale i bambini erano fotografati con particolare attenzione ai capelli e ai peli delle ascelle. Per questo motivo erano costretti a rimanere immobili per molte ore con le braccia alzate.
Il giorno successivo erano svegliati di mattina presto e condotti in una stanza nella quale vi era un tino con acqua calda e una serie di tavole. Dapprima erano costretti ad immergersi nel tino e poi, venivano legati ad una tavola in modo che i capelli ricadessero all'esterno. Una parte dei capelli veniva strappata in modo da estrarne anche la radice. Dopo questa operazione erano reimmersi nel tino parecchie volte e l'operazione veniva ripetuta diverse volte. Infine, quando il numero di capelli raccolti era stata ritenuta sufficiente, i bambini erano completamente rasati, depilati e nuovamente fotografati.
La fase successiva consisteva nel praticare clisteri di due litri dolorosissimi. In diversi giorni venivano sottoposti ad esami rettali e gastrointestinali senza alcuna anestesia. Solitamente, a causa delle urla di dolore, venivano imbavagliati.
Il giorno successivo era la volta di un doloroso esame urologico con prelevamento di tessuti dai reni, dalla prostata e - nei maschi - dai testicoli.
Dopo tre settimane di esami i due gemelli venivano uccisi simultaneamente con un'iniezione al cuore; i cadaveri venivano dissezionati e gli organi interni inviati al professor Verschuer all'Istituto di ricerca biologico-razziale di Berlino.
Questa orribile trafila rappresentava la norma ma Mengele stava conducendo sui gemelli studi suoi in relazione a progetti condotti da Verschuer e dai suoi collaboratori.
Uno di questi riguardava le anomalie dell'apparato visivo. A Berlino se ne occupava la dottoressa Karin Magnussen. Mengele si interessava particolarmente alla eterocromia, uno scoloramento dell'iride dell'occhio causato da atrofia del pigmento. Questa patologia presenta e comporta una colorazione dell'iride chiara, blu acqua ad un solo occhio. Mengele si interessava ai casi di eterocromia soprattutto nei gemelli.
Il suo obiettivo era trovare il modo di influire sul colore degli occhi trasformandoli da scuri ad azzurri. Per far questo iniettava nell'iride metilene blu. Il risultato erano atroci sofferenze, cecità e nessun cambiamento.
È interessante notare che questi esperimenti non avevano alcuna base scientifica.
Dopo l'eliminazione dei gemelli i loro occhi venivano espiantati e inviati a Berlino alla dottoressa Magnussen.
A Berlino Verschuer ed il suo assistente, il biochimico Gunther Hillmann, si interessavano allo studio delle proteine del sangue e inseguivano il sogno di riuscire a trovare una differenza sostanziale tra il sangue degli ebrei e quello degli ariani. Per questo Mengele si impegnava nell'operare prelievi di sangue da inviare a Berlino. Spesso il prelievo di sangue era totale e terminava soltanto con la morte del bambino.
Altra "passione" di Mengele era lo studio di una malattia chiamata "Noma" (una cancrena che aggredisce il viso). Quando Mengele si accorse che i bambini zingari venivano particolarmente colpiti se ne interessò immediatamente. Credeva che questa particolare esposizione alla malattia fosse dovuta a predisposizione razziale. Il Noma colpisce particolarmente soggetti in precarie condizioni di alimentazione e, quindi, era chiaro che l'insorgere della malattia era dovuto alle condizioni del campo. La malattia colpisce gli angoli delle labbra, le guance, e le gengive provocando ulcerazioni va via più vaste e orribili.
Mengele, anziché curare i bambini, lasciava che la malattia proseguisse il suo corso prelevando con il bisturi campioni di tessuto da studiare. Quando lo studio era terminato i bambini venivano "pietosamente" avviati alle camere a gas.
La punta di gemelli che arrivarono tra le mani di Mengele si verificò con l'enorme afflusso di ebrei deportati dall'Ungheria.
A disposizione di Mengele vi erano anche 400 persone contemporaneamente. Su queste persone la fantasia criminale di Mengele si sbizzarisce: trasfusioni incrociate di sangue di tipo differente tra i gemelli, esperimenti sul midollo osseo e altri orribili, quanto inutili, studi pseudo scientifici.
Alcuni dei gemelli di Auschwitz dopo la liberazione del campo.
Le condizioni fisiche di un gruppo di gemelli alla liberazione del campo (gennaio 1945)
Tabella tedesca degli anni Quaranta per lo studio della ricorsività del colore degli occhi nelle varie generazioni. Su tabelle come queste Mengele aveva studiato per poi applicarsi ai suoi folli esperimenti per cambiare colore agli occhi delle sue vittime.
Per non dimenticare questi orrori.
Perché la memoria storica è fondamentale, affinché certe cose non si ripetano MAI PIU'.
Perché si cerca d'insabbiare la VERGOGNA con il revisionismo dei fatti storici.
Tratto dal sito Olokaustos:
La sorte dei gemelli
di Auschwitz
I bambini gemelli che arrivavano ad Auschwitz da tutta Europa venivano selezionati da Mengele in persona appena scesi dai treni. Mengele si aggirava lungo le fila dei prigionieri gridando "Zwillinge heraus!" ("Fuori i gemelli").
Una volta isolati dai propri genitori i bambini venivano marchiati come gli altri prigionieri ma con un numero speciale al quale spesso veniva aggiunta la sigla "ZW" (per "Zwillinge").
Una volta arrivati alle baracche che avrebbero dovuto ospitarli per prima cosa venivano esaminati e misurati dalla testa alla punta dei piedi. Se anche fosse mancato il minimo particolare il medico addetto alla misurazione (solitamente un prigioniero) sarebbe stato punito.
Venivano richieste loro informazioni sulla famiglia secondo un formulario preparato dal professor Verschuer cui poi venivano spediti i fascicoli.
A differenza di tutti gli altri prigionieri ai gemelli era consentito di mantenere i capelli lunghi per diversi giorni dopo l'esame. Dopo essere stati selezionati sulla banchina dei treni erano sottoposti ad una doccia per poi essere condotti nell'ambulatorio medico.
Gli esami iniziavano dalla testa che veniva misurata accuratamente anche per più giorni. Successivamente erano sottoposti ad un esame completo ai raggi X in tutto il corpo. Solitamente poi era applicato loro una specie di tubo al naso che insufflava nei polmoni un gas provocando una tosse violenta. L'espettorato era raccolto ed esaminato. Seguiva poi una fase nella quale i bambini erano fotografati con particolare attenzione ai capelli e ai peli delle ascelle. Per questo motivo erano costretti a rimanere immobili per molte ore con le braccia alzate.
Il giorno successivo erano svegliati di mattina presto e condotti in una stanza nella quale vi era un tino con acqua calda e una serie di tavole. Dapprima erano costretti ad immergersi nel tino e poi, venivano legati ad una tavola in modo che i capelli ricadessero all'esterno. Una parte dei capelli veniva strappata in modo da estrarne anche la radice. Dopo questa operazione erano reimmersi nel tino parecchie volte e l'operazione veniva ripetuta diverse volte. Infine, quando il numero di capelli raccolti era stata ritenuta sufficiente, i bambini erano completamente rasati, depilati e nuovamente fotografati.
La fase successiva consisteva nel praticare clisteri di due litri dolorosissimi. In diversi giorni venivano sottoposti ad esami rettali e gastrointestinali senza alcuna anestesia. Solitamente, a causa delle urla di dolore, venivano imbavagliati.
Il giorno successivo era la volta di un doloroso esame urologico con prelevamento di tessuti dai reni, dalla prostata e - nei maschi - dai testicoli.
Dopo tre settimane di esami i due gemelli venivano uccisi simultaneamente con un'iniezione al cuore; i cadaveri venivano dissezionati e gli organi interni inviati al professor Verschuer all'Istituto di ricerca biologico-razziale di Berlino.
Questa orribile trafila rappresentava la norma ma Mengele stava conducendo sui gemelli studi suoi in relazione a progetti condotti da Verschuer e dai suoi collaboratori.
Uno di questi riguardava le anomalie dell'apparato visivo. A Berlino se ne occupava la dottoressa Karin Magnussen. Mengele si interessava particolarmente alla eterocromia, uno scoloramento dell'iride dell'occhio causato da atrofia del pigmento. Questa patologia presenta e comporta una colorazione dell'iride chiara, blu acqua ad un solo occhio. Mengele si interessava ai casi di eterocromia soprattutto nei gemelli.
Il suo obiettivo era trovare il modo di influire sul colore degli occhi trasformandoli da scuri ad azzurri. Per far questo iniettava nell'iride metilene blu. Il risultato erano atroci sofferenze, cecità e nessun cambiamento.
È interessante notare che questi esperimenti non avevano alcuna base scientifica.
Dopo l'eliminazione dei gemelli i loro occhi venivano espiantati e inviati a Berlino alla dottoressa Magnussen.
A Berlino Verschuer ed il suo assistente, il biochimico Gunther Hillmann, si interessavano allo studio delle proteine del sangue e inseguivano il sogno di riuscire a trovare una differenza sostanziale tra il sangue degli ebrei e quello degli ariani. Per questo Mengele si impegnava nell'operare prelievi di sangue da inviare a Berlino. Spesso il prelievo di sangue era totale e terminava soltanto con la morte del bambino.
Altra "passione" di Mengele era lo studio di una malattia chiamata "Noma" (una cancrena che aggredisce il viso). Quando Mengele si accorse che i bambini zingari venivano particolarmente colpiti se ne interessò immediatamente. Credeva che questa particolare esposizione alla malattia fosse dovuta a predisposizione razziale. Il Noma colpisce particolarmente soggetti in precarie condizioni di alimentazione e, quindi, era chiaro che l'insorgere della malattia era dovuto alle condizioni del campo. La malattia colpisce gli angoli delle labbra, le guance, e le gengive provocando ulcerazioni va via più vaste e orribili.
Mengele, anziché curare i bambini, lasciava che la malattia proseguisse il suo corso prelevando con il bisturi campioni di tessuto da studiare. Quando lo studio era terminato i bambini venivano "pietosamente" avviati alle camere a gas.
La punta di gemelli che arrivarono tra le mani di Mengele si verificò con l'enorme afflusso di ebrei deportati dall'Ungheria.
A disposizione di Mengele vi erano anche 400 persone contemporaneamente. Su queste persone la fantasia criminale di Mengele si sbizzarisce: trasfusioni incrociate di sangue di tipo differente tra i gemelli, esperimenti sul midollo osseo e altri orribili, quanto inutili, studi pseudo scientifici.
venerdì 25 gennaio 2008
Cose quotidiane
Cose che possono capitare in una giornata qualunque, ad una persona poco comune:
Scoprire che il suo cane PIGRO, di taglia media, pesa quanto un cane di taglia grande e sentirsi molto mortificata, per questo, al controllo dal veterinario.
Sentirsi dire dal suo amico veterinario, nonché collega, “Chistu cane, ten’ o strutt’, rint’ e’ vene, invece ro’ sanghe!!!”, riferendosi al siero lipemico del cane PIGRO.
Accettare un invito ad una cena fuori, tra donne, per sfuggire alle grida di giubilo del padre, che gode nel vedere la caduta del governo.
Sperare che alla cena tra donne, si parli esclusivamente di uomini, e cazzate varie, perché non ha voglia di parlare di questo governo che è caduto, che se pure faceva schifo, lei lo aveva votato.
Durante la cena con le amiche, non si parla di uomini, ma del governo caduto, dello sconforto, della delusione, delle speranze investite inutilmente, e del timore per il futuro, perché già il presente è una MERDA, politicamente, socialmente e lavorativamente parlando, ma il futuro, ora come ora, fa ancora più paura.
Si discute, ovviamente, anche della situazione di Rifondazione, e di tutte le spaccature che ci sono all’interno del partito, per la serie, ma si… facciamoci del male!
Pensare che se fosse stata un’oca giuliva, avrebbe campato molto meglio, a parlare alla cena con solo donne, di uomini e cazzate varie, invece d’intossicarsi.
Metterci un sacco di tempo per tornare a casa, perché ha beccato, lungo la strada davanti a lei, uno dei pochissimi camion della monnezza, che circolano per Napoli.
Rientrare a casa e trovare suo padre è ancora sveglio, che l’aspetta con un sorriso trionfante e le dice: “E’ caduto il governo, lo sapevi?”
“Si, ho sentito qualcosa in giro… BUONA NOTTE!”
Scoprire che il suo cane PIGRO, di taglia media, pesa quanto un cane di taglia grande e sentirsi molto mortificata, per questo, al controllo dal veterinario.
Sentirsi dire dal suo amico veterinario, nonché collega, “Chistu cane, ten’ o strutt’, rint’ e’ vene, invece ro’ sanghe!!!”, riferendosi al siero lipemico del cane PIGRO.
Accettare un invito ad una cena fuori, tra donne, per sfuggire alle grida di giubilo del padre, che gode nel vedere la caduta del governo.
Sperare che alla cena tra donne, si parli esclusivamente di uomini, e cazzate varie, perché non ha voglia di parlare di questo governo che è caduto, che se pure faceva schifo, lei lo aveva votato.
Durante la cena con le amiche, non si parla di uomini, ma del governo caduto, dello sconforto, della delusione, delle speranze investite inutilmente, e del timore per il futuro, perché già il presente è una MERDA, politicamente, socialmente e lavorativamente parlando, ma il futuro, ora come ora, fa ancora più paura.
Si discute, ovviamente, anche della situazione di Rifondazione, e di tutte le spaccature che ci sono all’interno del partito, per la serie, ma si… facciamoci del male!
Pensare che se fosse stata un’oca giuliva, avrebbe campato molto meglio, a parlare alla cena con solo donne, di uomini e cazzate varie, invece d’intossicarsi.
Metterci un sacco di tempo per tornare a casa, perché ha beccato, lungo la strada davanti a lei, uno dei pochissimi camion della monnezza, che circolano per Napoli.
Rientrare a casa e trovare suo padre è ancora sveglio, che l’aspetta con un sorriso trionfante e le dice: “E’ caduto il governo, lo sapevi?”
“Si, ho sentito qualcosa in giro… BUONA NOTTE!”
mercoledì 23 gennaio 2008
Vorrei
Vorrei certe volte sapermi ascoltare.
Vorrei capire se quello che dice la voce dentro di me è davvero quello che voglio.
Vorrei capire quanto c’è in me di sovrastruttura, di perbenismo, di voglia di trasgressione, di menefreghismo, di paura di lasciarsi andare, di paura della solitudine, di paura di non essere sola, di paura del mondo e del modo di affrontare il tutto.
Vorrei imparare ad ascoltare il mio corpo, ma anche lui è dilaniato nel dubbio.
Anche lui lancia mille segnali, contrastanti, mille segnali per mille parole, per mille contraddizioni.
Vorrei riuscire a vivere, perché il tempo è fugace, quello che hai oggi, domani non lo avrai.
Vorrei vivere in serenità, coerente con me stessa.
Vorrei poter fare qualcosa, e poi non gridarmi stupida, perché l’ho fatta, o perché non ho avuto il coraggio di farla.
Vorrei, per una volta, vivere anche il silenzio dei miei pensieri.
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