sabato 24 aprile 2010

E' bene far proprie certe frasi



"Un Amore Autentico nasce dall'incontro di due unità e non di due metà"

domenica 31 gennaio 2010

La Smilza ammor' mio.


Quando morì il cane pigro, fu come se il mio cuore si lacerasse. Ebbi proprio la netta impressione che una mano invisibile mi penetrasse il petto e mi strappasse una parte del cuore. Si, non tutto, per il semplice fatto che io continuavo a vivere e respirare, quindi qualche brandello ancora ce l'avevo dentro. All'epoca pochissime persone capirono il mio dolore, solo chi c'era passato, solo chi aveva convissuto con un animale per la maggior parte delle ore che lui era stato su questa terra, per gli altri ero esagerata, un cane resta pur sempre un cane. Oggi vivo con La Smilza, e mi sono ricordata (non perché l'avessi dimenticato, ma semplicemente l'avevo accantonato come ricordo, per sopravvivere ad una perdita) di cosa ti può trasmettere un cane. Non c'è essere che riesce a trasmettere amore incondizionato e costante come un cane. Un Cane non ha mai momenti di nervosismo, non ha mai momenti in cui è troppo impegnato per te, non ha mai momenti in cui si vergogna di dimostrati quanto ti ama. Un cane ti asciuga le lacrime slinguazzandoti il viso e ti fa tornare il buon umore e questo lo sa anche Saramago,infatti nel libro Cecità, tra suoi personaggi più intensi c'è “il cane che asciuga le lacrime”. Un cane quando torni a casa ti fa le feste come se non ti vedesse da giorni e se esce lui, non con te, quando torna, te le fa uguali, come se non ti vedesse da secoli. E' felice di vederti e basta, DEVE dimostrartelo. Un cane attira la tua attenzione in ogni modo, non ci sono mezzi termini, non ci sono atteggiamenti ambigui... lui te lo fa capire subito! Ti porta un gioco, ti mette una zampa sulla spalla, ti mangiucchia la penna con cui stai scrivendo... è il suo momento e tu DEVI dargli retta, perché ti vuole mostrare la sua gioia di stare con te, ti vuole dimostrare il suo affetto e vuole che anche tu, stupido umano, ti renda conto che è venuto il momento di farlo, di dare attenzione agli affetti, perché la vita è sfuggevole e non ti riscalderanno, domani, i rimpianti ed i se. Un cane è il mio memento per non perdermi nulla di quello che la vita mi regala.

sabato 26 dicembre 2009

Buon Natale

Perché quella GRAN CULO DI CENERENTOLA esiste, sapevatelo!

mercoledì 23 dicembre 2009

Tremare

No, non è il freddo di questi giorni quello che mi fa tremare.

Sono una serie di sensazioni che mi esplodono dentro.

Sento una stretta allo stomaco e qualcosa che ho tappato per anni spinge per venir fuori e lo fa con i tremori.

Emozioni celate per anni, sogni, desideri mai confessati nemmeno a se stessi urlano per venire fuori.

Sono i tremori che gli danno voce, perché le parole ancora non escono, fanno fatica, hanno paura che quello che accade non sia vero, che ci si possa svegliare una mattina ed accorgersi che era solo un sogno.

Ma sogno non è, ed è tutto incredibilmente bello e reale... è un perfect day.


sabato 31 ottobre 2009

La musicalità delle parole



E' da un po' che non ho voglia di raccontare le sensazioni a caldo di una serata, ma quelle di stasera meritano di essere raccontate.
Ho partecipato ad una serata di scrittura creativa.
Sono stata invitata da un amico a prendervi parte.
All'inizio ero un po' titubante sulla cosa, l'idea mi piaceva: ognuno scriveva un incipit, una frase, i foglietti venivano raccolti e poi una volta estratto a caso uno di essi, chi l'aveva preso elaborava un testo, in base all'incipit capitatogli.
Le mie perplessità, dunque, non erano sull'idea in sé per sé , ma sul fatto di riuscire ad esternare i miei pensieri, le mie sensazioni, a degli estranei.
Quando scrivo, lo faccio per me, è un modo di buttare fuori quello che sento.
Possono nascere delle riflessioni generali o personali, può uscire fuori la mia rabbia per un evento, il mio dolore per qualche cosa che m'è accaduto, la mia felicità nel aver visto o ascoltato qualcosa che mi ha colpito, ma tutto resta a me.
Spesso lo pubblico sul blog, ma non vedo la faccia di chi lo legge, non ho un riscontro diretto delle emozioni che suscito.
Alcune volte ho ricevuto dei complimenti, altre volte quello che scrivo passa sotto silenzio, ma va bene anche questo.
Il leggere qualcosa ad alta voce, già m'imbarazza molto, il leggere qualcosa che ho scritto m'imbarazza ancora di più... eppure l'ho fatto.
E non solo l'ho fatto, ma ho anche ascoltato tanto e quello che è uscito da questa serata è stato un continuo fluire d'emozioni.
Ognuno a suo modo ha portato fuori una parte di sé unica e bella nel suo genere.
Menti che si sfiorano, s'incrociano, si toccano e s'attraversano.
Alcune volte strappando una risata, altre volte dando un pugno allo stomaco perché pensi: “sì, è così, questa cosa è vera, la sento anche io, la sento mia”.
Ascolti in una sera la musicalità delle parole, dei pensieri e ti rendi conto che non sei sola, che in questo mondo frenetico e di disincanto c'è ancora gente che ha voglia di crearsi una piccola oasi nella quale raccontare/si , ascoltare e crescere emotivamente...insieme.
Dopo una serata, come questa, ti ritrovi a pensare ed a sussurare un'unica immensa parola: grazie.

lunedì 12 ottobre 2009

I Monologhi della Vagina


“ La clitoride ha uno scopo puro. E’ l’unico organo del corpo umano designato esclusivamente al piacere. E’ solo un fascio di nervi, per la precisione 8000 fibre nervose: la più alta concentrazione di fibre nervose di tutto il corpo, compresi i polpastrelli, le labbra e la lingua, e due volte… due volte superiore a quella presente nel pene. Chi ha bisogno di una rivoltella, quando ha a disposizione una semiautomatica? “

Questo libro mi è capitato per caso tra le mani. Giravo tra le bancarelle dei libri in offerta e lui era lì.
Avevo sentito parlare dei Monologhi della vagina per le sue diverse rappresentazioni teatrali, ma non ne ho mai vista una, pur incuriosendomi.
Quando ho comprato il libro non sapevo bene cosa aspettarmi, forse qualcosa nello stile Litizzetto, un po’ dissacrante, certamente ironico ed invece è stata una rivelazione perché mi sono trovata davanti ad un libro che è molto di più.
E’ un inno alla femminilità, un grido contro la violenza sulle donne, un incitamento a riappropriarsi di se stesse in tutto il proprio essere emotivo, fisico, sociale.
Un testo di amore verso la vagina, così troppo spesso umiliata dalla cultura maschilista e religiosa, violata durante l’infanzia, tra le mura domestiche, durante i conflitti bellici ed in migliaia di altre occasioni. La vagina vista nella sua totalità, appartenente al corpo, esattamente come ne fa parte un braccio, una gamba, il cuore, la mente.
Sotto certi punti di vista sono una donna fortunata.
Vivo in una società in cui le lotte femministe ci hanno almeno fatto riappropriare del nostro corpo e del piacere che ricaviamo da esso.
Non ci sono pratiche d’infibulazione, nel mio paese, non dobbiamo girare coperte con un burqa, non dobbiamo sposarci per avere rapporti sessuali, non finiamo “all’inferno” se pratichiamo l’autoerotismo, ma quanta strada ancora dobbiamo fare per essere delle Donne e per avere rispetto della nostra Vagina.
Sottilmente ( anche non sottilmente, se guardiamo l’Italia nel suo insieme e nelle varie realtà sociali ) ancora c’è una mentalità maschilista che ci circonda, tacitamente accettata un po’ da tutte.
La liberazione della vagina, come totalità del nostro essere, è ancora lontana.
Siamo in una fase di mercificazione.
La libertà sessuale è intesa come consumistica, la filosofia dell’usa e getta, sia maschile che femminile.
In un precariato sociale, lavorativo, c’è anche quello emotivo, affettivo e sessuale.
Questo libro, dunque, fa riflettere sul valore che bisogna dare a se stesse, nella propria totalità ed in quest’ottica la vagina è una scoperta preziosa per noi stesse ed un regalo da fare, nella sua totalità, al genere maschile nel momento in cui sa amarla e rispettarla.


venerdì 24 luglio 2009

Meraviglioso

Tratto dal Blog di Saramago, che vi suggerisco di mettere tra i preferiti:


Un capitolo per il “Vangelo”
Pubblicato in quaderno di Saramago da massimolafronza il 24 Luglio 2009

di José Saramago

http://caderno.josesaramago.org/2009/07/24/um-capitulo-para-o-evangelho/

Su di me si dev’essere detto che dopo la morte di Gesù mi sono pentita di quelli che chiamavano i miei infami peccati di prostituta e mi sono convertita in penitente per il resto della mia vita, e questo non è vero. Mi hanno innalzato nuda sugli altari, coperta solo dai capeli che mi scendono fino alle ginocchia, con i seni marci e la bocca sdentata, e se è ovvio che gli anni passati hanno finito per rinsecchire la liscia morbidezza della mia pelle, è successo solo perché a questo mondo nulla può prevalere sul tempo, non perchè io avessi disprezzato e offeso lo stesso corpo che Gesù ha desiderato e posseduto. Chi ha detto quelle falsità contro di me non sa nulla dell’amore. Ho smesso di essere una prostituta il giorno in cui Gesù è entrato in casa mia portando con sé la ferita al piede perché io la curassi, ma di questi prodotti dell’uomo che chiamano peccati di lussuria io non dovrei pentirmi affatto se è stato come prostituta che mi ha conosciuta il mio amore e, avendo provato il mio corpo e saputo quello di cui vivevo, non mi ha voltato le spalle. Quando davanti a tutti i discepoli Gesù mi baciava una e più volte, loro gli chiedevano perché amasse me tanto più che loro, e Gesù rispondeva: “Da cosa dipende che io non vi ami tanto quanto amo lei?” Loro non sapevano cosa dire perché mai sarebbero stati in grado di amare Gesù con lo stesso assoluto amore con cui io lo amavo. Dopo la morte di Lazzaro, la disperazione e la tristezza di Gesù furono tale che, una notte, sotto le lenzuola che copriva le nostre nudità, io gli ho detto: “Non posso raggiungerti dove sei perché ti sei chiuso dietro una porta impossibile da aprire con forze umane”, e lui ha risposto, lamento e gemito animale che si è nascosto per soffrire: “Anche se non puoi entrare, non ti allontanare da me, tieni sempre stesa la tua mano anche quando non potrai vedermi, se non lo farai mi dimenticherò della vita, o lei mi dimenticherà”. E quando alcuni giorni dopo, Gesù si era ricongiunto con i suoi discepoli, io, che camminavo al suo lato, gli ho detto: “Guarderò la tua ombra se non vorrai che guardi te”, e lui ha risposto: “Voglio trovarmi dove si trova la mia ombra se è lì che saranno i tuoi occhi”. Ci amavamo e ci scambiavamo parole come queste, non solo perché belle e vere, se è possibile che una cosa sia l’una e l’altra allo stesso tempo, ma perché avevamo il presentimento che il tempo delle ombre stesse arrivando ed era necessario che cominciassimo ad abituarci, ancora da uniti, all’oscurità dell’assenza definitiva. Ho visto Gesù resuscitato e in un primo momento mi è sembrato che quell’uomo fosse il giardiniere del suo tumulo, ma oggi so che non lo vedrò mai dagli altari su cui mi hanno messa, per quanto possano essere alti, per quanto possano essere vicini al cielo, per quanti fiori e profumi li possano adornare. Non è la morte che ci ha separati, ci ha separati per sempre la stessa eternità. In quel periodo, abbracciati l’uno all’altra, unite le nostre bocche nello spirito e nella carne, né Gesù era allora quello che di lui si diceva, né io ero quello per cui mi schernivano. Gesù, con me, non è stato il Figlio di Dio, e io, con lui, non sono stata la prostiuta Maria Maddalena, siamo stati soltanto quell’uomo e questa donna, tutti e due tremanti d’amore e su cui incombeva il mondo come un avvoltoio sbavante sangue. Hanno detto alcuni che Gesù avesse eliminato sette demoni dalle mia interiora, ma anche questo non è vero. Quello che Gesù ha fatto, invece, è stato svegliare i sette angeli che dormivano nella mia anima in attesa che lui arrivasse a chiedermi cure: “Aiutami”. Sono stati gli angeli che gli hanno curato il piede, sono stati loro che hanno guidato le mie mani tremolanti e hanno ripulito dal pus la ferita, sono stati loro che mi hanno messo sulle labbra la domanda senza la quale Gesù non avrebbe potuto aiutare me: “Sai quello che sono, quello che faccio, di cosa vivo”, e lui ha risposto :”Lo so”, “Non hai dovuto guardare e già sapevi tutto”, e lui ha risposto: “Non so niente”", e io ho insistito: “Che sono una prostituta”, “Questo lo so”, “Che vado a letto con uomini per denaro”, “Sì”, “Allora sai tutto di me” e lui, con voce tranquilla, come la superficie liscia di un lago mormorato, ha detto: “So soltanto questo”. Allora io non sapevo che si trattasse del figlio di Dio, né tantomeno immaginavo che Dio potesse volere un figlio, ma, in quell’istante, con la luce illuminante della comprensione dello spirito, ho capito che solamente un vero Figlio dell’Uomo avrebbe potuto pronunciare quelle tre semplici parole: “So soltanto questo”. Siamo rimasti a guardarci, non ci siamo neanche accorti che a quell’ora gli angeli erano già andati via, e da quel momento in poi, nelle parole e nel silenzio, nelle notte e nel giorno, nel sole e nella luna, nella presenza e nell’assenza, ho cominciato a dire a Gesù chi io fossi, e mi mancava ancora molto per arrivare al punto più profondo di me stessa quando l’hanno ammazzato. Sono Maria Maddalena e ho amato. Non c’è altro da aggiungere.