Visualizzazione post con etichetta cose energetiche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cose energetiche. Mostra tutti i post

domenica 13 febbraio 2011

13 Febbraio 2011

In un paese dove tutto va a rotoli, dove si inorridisce per scandali sessuali e non per concussioni con la mafia, chissà se l'indignazione delle donne può cambiare questo degrado politico, ormai irreversibile come le metastasi di un cancro che ci sta logorando e lentamente uccidendo.


http://tv.repubblica.it/edizione/napoli/il-tredici-febbraio-io/62001?video

venerdì 29 ottobre 2010

Assaje bbene

E lo so che certe cose sono adolescenziali, ma... fa nulla!
E' tanto bello certe volte, anche alla mia veneranda età, lasciarsi andare al romanticismo dell'Ammor' che fa bene, alla salute, alla pelle, all'anima!
Quindi, io lo pubblico, perché questo è il mio angolo del cuore, e non può mancare questo pezzo di cuore.


giovedì 8 luglio 2010

Chi ha spostato il mio formaggio?


Questo libro mi è stato consigliato da una cara amica.

L'aveva letto in un pomeriggio alla Feltrinelli e per lei è stato illuminante.

L'ha aiutata a trovare la forza per un cambiamento e per questo motivo mi ha incuriosito.

Sono sempre affascinata dalle letture che per alcuni sono rivelatrici, poi il discorso del cambiamento, della mutazione, sarà che lo sto vivendo, ma mi interessa ancora di più in questo momento di vita.

Narra la storia di due topolini e di due gnomi che si nutrono di formaggio, vivono felici in un deposito, abbuffandosi, senza preoccupazioni.

Un bel giorno trovano il deposito vuoto.

Niente più formaggio per loro, così sono costretti ad affrontare il cambiamento, ognuno con le sue metodiche.

I topolini, esseri semplici, si mettono subito alla ricerca di un nuovo formaggio.

I due gnomi, affrontano la cosa in maniera diversa.

All'inizio si avviliscono e decidono di aspettare che qualcuno gli riporti il loro adorato formaggio, ma nessuno lo fa, il tempo passa e la fame aumenta.

Così uno dei due, decide di affrontare il cambiamento, di superare la paura dell'ignoto e di mettersi alla ricerca di un nuovo formaggio.

L'altro resta, ed aspetta arrabbiandosi con la sorte che gli aveva sottratto il formaggio a cui era abituato ed affezionato.

Questo, non è stato un libro “illuminante" per me, già da tempo sono in cerca del mio formaggio. Ne trovo pezzetti lungo la strada che mi rincuorano, e che mi invogliano a continuare il cammino che ho intrapreso, alla ricerca del mio deposito, situato in qualche parte nel labirinto della vita. Mi ha fatto piacere, però, leggere pensieri che erano già miei o che ho fatto miei in questo percorso di scoperta di me stessa e delle mie potenzialità.

Per esempio che la paura che ci blocca nel cambiamento è quella d' immaginarsi mostri sempre più grandi di quelli che incontreremo poi nella realtà.

Oppure che niente è più frustrante nella vita che restare fermi, in attesa che qualcosa accada.

Se vogliamo qualcosa dobbiamo lavorare per ottenerla, che sia un rapporto d'amore soddisfacente, o una prospettiva di lavoro migliore, o qualunque cosa desideriamo nella nostra vita.

La ricerca, il movimento, il mettersi alla prova è già gratificante di per sé, al di là dei risultati, perché ci fa prendere fiducia in noi stessi, dà un senso alla nostra esistenza.

Ed ancora, che non bisogna avere paura di guardare in faccia la realtà, qualunque essa sia, perché ci aiuta a fiutare i cambiamenti, ed ad essere preparati ad essi quando arriveranno, perché nella vita tutto è mutevole e guai se così non fosse.

Dunque questa breve libro è interessante nel suo messaggio, ma purtroppo è stato strumentalizzato da manager di azienda che lo regalano ai loro lavoratori durante le convention per motivarli nei cambiamenti.

Viene utilizzato per il suo messaggio di mobilità, equivalente, secondo loro, alla flessibilità lavorativa.

Oggettivamente, in una società che funziona, la flessibilità lavorativa sarebbe un ottima cosa.

Crescere nel e con il lavoro, essere sempre pronti al cambiamento, migliorare le proprie attitudini e potenzialità, mettersi in gioco a qualunque età.

Stimolante come idea, all'estero forse questo accade davvero, ma è poco realistica nella nostra società italiana.

Flessibilità, da noi e solo sinonimo di disoccupazione, di contratti a tempo determinato, e di un loro mancato rinnovo.

Flessibilità è sinonimo di non avere garanzie lavorative, di non avere malattie pagate, di non avere maternità o ferie retribuite.

Flessibilità da noi, vuol dire piegarsi a novanta gradi per portarsi quattro spiccioli a casa.

Per questo motivo in una società del genere, regalare questo libro ad una convention mi sembra una grande presa per i fondelli, un modo per dirci: “State buoni, zitti, guardate che la flessibilità, il mutamento, il cambiamento, sono tutte cose belle, stateci dietro e vedrete che otterrete grandi cose da voi stessi” mentre, in realtà, l'unica cosa che vogliono ottenere è negarci il nostro diritto fondamentale: un lavoro continuativo, quello che ci permette di fare progetti di vita, di pensare ad una casa, ad una famiglia, alla salute, alle ferie, senza sentirci sempre con l'ansia del “Ce la farò? Riuscirò ad arrivare a fine mese?”.

C'è una cosa che non hanno calcolato però, che questo libro incitando alla ricerca del nostro formaggio, ci fa anche capire che questo formaggio lo possiamo trovare ovunque, non è detto che dobbiamo restare ancorati ad una società che ci offre poco o nulla. Possiamo esplorare il labirinto della terra, fino a quando, anche a cent' anni, non saremo riusciti a trovare il nostro, fantastico, unico e meraviglioso formaggio.

Dunque, ad ognuno di noi...

Buona ricerca del proprio fantastico formaggio!

sabato 31 ottobre 2009

La musicalità delle parole



E' da un po' che non ho voglia di raccontare le sensazioni a caldo di una serata, ma quelle di stasera meritano di essere raccontate.
Ho partecipato ad una serata di scrittura creativa.
Sono stata invitata da un amico a prendervi parte.
All'inizio ero un po' titubante sulla cosa, l'idea mi piaceva: ognuno scriveva un incipit, una frase, i foglietti venivano raccolti e poi una volta estratto a caso uno di essi, chi l'aveva preso elaborava un testo, in base all'incipit capitatogli.
Le mie perplessità, dunque, non erano sull'idea in sé per sé , ma sul fatto di riuscire ad esternare i miei pensieri, le mie sensazioni, a degli estranei.
Quando scrivo, lo faccio per me, è un modo di buttare fuori quello che sento.
Possono nascere delle riflessioni generali o personali, può uscire fuori la mia rabbia per un evento, il mio dolore per qualche cosa che m'è accaduto, la mia felicità nel aver visto o ascoltato qualcosa che mi ha colpito, ma tutto resta a me.
Spesso lo pubblico sul blog, ma non vedo la faccia di chi lo legge, non ho un riscontro diretto delle emozioni che suscito.
Alcune volte ho ricevuto dei complimenti, altre volte quello che scrivo passa sotto silenzio, ma va bene anche questo.
Il leggere qualcosa ad alta voce, già m'imbarazza molto, il leggere qualcosa che ho scritto m'imbarazza ancora di più... eppure l'ho fatto.
E non solo l'ho fatto, ma ho anche ascoltato tanto e quello che è uscito da questa serata è stato un continuo fluire d'emozioni.
Ognuno a suo modo ha portato fuori una parte di sé unica e bella nel suo genere.
Menti che si sfiorano, s'incrociano, si toccano e s'attraversano.
Alcune volte strappando una risata, altre volte dando un pugno allo stomaco perché pensi: “sì, è così, questa cosa è vera, la sento anche io, la sento mia”.
Ascolti in una sera la musicalità delle parole, dei pensieri e ti rendi conto che non sei sola, che in questo mondo frenetico e di disincanto c'è ancora gente che ha voglia di crearsi una piccola oasi nella quale raccontare/si , ascoltare e crescere emotivamente...insieme.
Dopo una serata, come questa, ti ritrovi a pensare ed a sussurare un'unica immensa parola: grazie.

lunedì 12 ottobre 2009

I Monologhi della Vagina


“ La clitoride ha uno scopo puro. E’ l’unico organo del corpo umano designato esclusivamente al piacere. E’ solo un fascio di nervi, per la precisione 8000 fibre nervose: la più alta concentrazione di fibre nervose di tutto il corpo, compresi i polpastrelli, le labbra e la lingua, e due volte… due volte superiore a quella presente nel pene. Chi ha bisogno di una rivoltella, quando ha a disposizione una semiautomatica? “

Questo libro mi è capitato per caso tra le mani. Giravo tra le bancarelle dei libri in offerta e lui era lì.
Avevo sentito parlare dei Monologhi della vagina per le sue diverse rappresentazioni teatrali, ma non ne ho mai vista una, pur incuriosendomi.
Quando ho comprato il libro non sapevo bene cosa aspettarmi, forse qualcosa nello stile Litizzetto, un po’ dissacrante, certamente ironico ed invece è stata una rivelazione perché mi sono trovata davanti ad un libro che è molto di più.
E’ un inno alla femminilità, un grido contro la violenza sulle donne, un incitamento a riappropriarsi di se stesse in tutto il proprio essere emotivo, fisico, sociale.
Un testo di amore verso la vagina, così troppo spesso umiliata dalla cultura maschilista e religiosa, violata durante l’infanzia, tra le mura domestiche, durante i conflitti bellici ed in migliaia di altre occasioni. La vagina vista nella sua totalità, appartenente al corpo, esattamente come ne fa parte un braccio, una gamba, il cuore, la mente.
Sotto certi punti di vista sono una donna fortunata.
Vivo in una società in cui le lotte femministe ci hanno almeno fatto riappropriare del nostro corpo e del piacere che ricaviamo da esso.
Non ci sono pratiche d’infibulazione, nel mio paese, non dobbiamo girare coperte con un burqa, non dobbiamo sposarci per avere rapporti sessuali, non finiamo “all’inferno” se pratichiamo l’autoerotismo, ma quanta strada ancora dobbiamo fare per essere delle Donne e per avere rispetto della nostra Vagina.
Sottilmente ( anche non sottilmente, se guardiamo l’Italia nel suo insieme e nelle varie realtà sociali ) ancora c’è una mentalità maschilista che ci circonda, tacitamente accettata un po’ da tutte.
La liberazione della vagina, come totalità del nostro essere, è ancora lontana.
Siamo in una fase di mercificazione.
La libertà sessuale è intesa come consumistica, la filosofia dell’usa e getta, sia maschile che femminile.
In un precariato sociale, lavorativo, c’è anche quello emotivo, affettivo e sessuale.
Questo libro, dunque, fa riflettere sul valore che bisogna dare a se stesse, nella propria totalità ed in quest’ottica la vagina è una scoperta preziosa per noi stesse ed un regalo da fare, nella sua totalità, al genere maschile nel momento in cui sa amarla e rispettarla.


giovedì 5 febbraio 2009

PREMIO DARDOS


Questo premio è destinato a chi, con il suo blog, "ha dimostrato impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali".

Il regolamento del premio è il seguente:

- accettare e comunicare il regolamento visualizzando il logo del premio
- linkare i blog che ti hanno premiato
- premiare altri 15 blog meritevoli avvisandoli del premio.

Ricevo da Alex questo premio e la cosa mi fa arrossire, perché lo stimo tanto come scrittore e come persona.
Con piacere lo giro ad alcuni bloggers ( non saranno, però, quindici...) che stimo e seguo.

Assegno il premio Dardos a:

Vittorio Arrigoni per il suo impegno umanitario a Gaza, per tenerci sempre informati sulla verità che spesso i media non vogliono far sapere.
Luna, che anche se non scrive da un po' sul suo blog, tante volte, leggendola, l'ho sentita emotivamente vicina.
Per lo stesso motivo, assegno il premio anche ad altre due donne fantastiche: Yucatan e Zefirina.
Per far conoscere la musica popolare italiana, in tutto il mondo, assegno questo premio al blog
Italian folk music.
Per la musica jazz e per la sua musica, lo assegno anche a Quoyle.
Infine, per il suo umorismo e perché anche grazie a lui ho conosciuto tanti bei blog, assegno il Dardos anche a o'taggatore Dalianera.

Per gli altri amici bloggers, perdonatemi se non v'ho messo "nella lista 'ra salute", sarà per la prossima volta...

martedì 3 febbraio 2009

La Candelora e le altre feste popolari


Da qualche mese ho iniziato un corso di Tammorra, per questo motivo mi sono appassionata, e sto cercando di andare, a tutte le feste popolari che si tengono in Campania.
La prima a cui ho partecipato è stata quella per Sant’Antonio Abate, a Cicciano.
Sant’Antonio è il protettore degli animali domestici e del fuoco, le iconografie lo rappresentano con un maiale ed il fuoco.
Il maiale ed il fuoco, rappresentano il demonio che lui ha domato.
Nei paesi campani si accendono i “cippi ‘e sant’Antuon” e si balla, si beve, si mangia intorno al fuoco.
Un tempo veniva scelto un maiale che veniva lasciato libero per il paese, nutrito dalla gente locale, e poi ammazzato il giorno di Sant’Antonio Abate ( 17 Gennaio ) ed il grasso veniva utilizzato per alimentare il falò dedicato al Santo.
Questa ricorrenza è sentita in tutti i paesi campani, ma Cicciano è quello più conosciuto e per questo anche quello più incasinato per la festa.
Ieri invece c’è stata la festa della Candelora.
La festa della Candelora cade il 2 Febbraio, ed è dedicata alla Madonna di Montevergine.
Apre e chiude il ciclo delle sette madonne e per questo motivo la sua festa si ripete anche il 12 Settembre, a chiudere il ciclo.
La leggenda narra che c’erano sette sorelle, sei belle ed una brutta.
Quella brutta si rifugiò a Montevergine.
La Madonna di Montevergine è anche chiamata Mamma Schiavona, perché è la protettrice di tutti gli schiavi, sia schiavi di un padrone e sia schiavi della terra, dura da lavorare.
E’ anche la protettrice dei femminielli.
Si narra, infatti, che due femminielli vennero torturati, denudati e legati in una grotta a morire per il freddo.
La mattina successiva furono trovati ancora vivi e vestiti.
Raccontarono che gli era apparsa una donna che li aveva soccorsi…Mamma Schiavona.
Il santuario si trova in cima a Montevergine, appunto, ed è bellissimo!
In esso è conservato il dipinto della Madonna di Montevergine, che appare nera ed è, quindi, anche chiamata la Madonna Nera. Essa è la prima copia occidentale della Madonna Odigitria ( la prima icona bizantina della Madonna ).
Altre notizie sul bellissimo dipinto le trovate qua.
I pellegrini si riuniscono la sera prima ad Ospedaletto ed iniziano la Iuta alla muntagna all'alba.
La salita è lunghissima e d'inverno ostacolata spesso dalla neve.
Giunti al santuario, salgono dall’ingresso posteriore dove si trova la scalinata con i 23 gradini che rappresenta la montagna. Ad ogni gradino si fermano, un solista intona il canto e gli altri lo seguono, sino ad entrare in Chiesa.
Quello era, infatti, l’ingresso alla cappella dove era disposto il dipinto della Madonna nera, prima che venisse spostato nella Chiesa principale, dopo la ristrutturazione.
Durante la cerimonia c’è la benedizione delle candele, perché la Candelora è la festa del ritorno alla Luce.
I musicanti si riuniscono poi nel cortile e partono le tammurriate!
Si ritorna in Chiesa, per chiudere la cerimonia.
I pellegrini si riuniscono davanti all’altare, intonano un canto alla Madonna, accompagnato dal suono della Tammorra, e retrocedono, senza MAI dare le spalle alla Madonna, sino all’uscita.
Vedere tutto questo, o quasi tutto,perché per arrivare sopra a Montevergine è davvero un’impresa, sia a piedi che con la macchina, è un’esperienza bellissima ed unica!
Il clima che si respirava era quello della festa, c’erano “femminielli”, associazioni omosessuali, tammorre, castagnette, anziani, giovani, bambini, insomma una grande “ammuina”, ma c’era anche qualcosa di toccante che permeava l’aria, la fede, la speranza, la richiesta di una Grazia, la richiesta della Luce.
Dunque: "Chi vo' grazia 'a Mamma Schiavona, ca sagliesse lu Muntagnone!"
Ascoltate anche questo...

martedì 30 dicembre 2008

Buona fine e BUON INIZIO

Così, anche questo 2008 sta per terminare e si tirano le consuete somme.
Quest’anno è stato un anno strano, diverse batoste si sono avvicendate ma altre cose belle sono accadute.
Si sono consumati degli addii, alcuni davvero dolorosi e definitivi, ci sono stati dei ben venuti, sorrisi inattesi e salvifici.
E poi gli amici, alcuni nuovi, altri di vecchia data ritrovati, altri mai persi anche quando, per il mio umore, meritavo davvero i paccheri.
Un grazie di cuore a tutti loro.
Pur apparentemente ferma, ho fatto in quest’anno un lavoro non indifferente su me stessa.
Mattoncino su mattoncino ho creato il sentiero dorato da seguire nel 2009.
Temo le incognite, sempre in agguato, ma so anche che ho la forza, la capacità e la serenità per affrontarle, qualunque esse siano, sperando che la maggior parte di loro siano cose belle per me e per coloro che amo.
Vi auguro, dunque, un 2009 pieno di mattoncini d’oro per il vostro futuro.



mercoledì 5 novembre 2008

Vince Obama!



E’ una grande svolta per gli Stati Uniti d'America.
A me, piace moltissimo.
Chissà quanto lo faranno durare in quella “democratica” America…
Speramm’bbuon!

giovedì 11 settembre 2008

Pizzicata

Qua, ci si sta preparando eh...
Poi ci s'incontra nelle piazze!


domenica 7 settembre 2008

Canta che ti passa

"When I'm feeling sad
I simply remember my favorite things
And then I don't feel so bad
"

My favourite things

Buon ascolto!

giovedì 28 agosto 2008

W la leggerezza


In questa fase di "ricostruzione", oltre al classico taglio di capelli (molto simbolico), c’è anche una frase che mi sono ripromessa di dirmi spesso quando ci sono delle situazioni personali che non mi piacciono:

“Chi se ne frega!”

E’ incredibile quanto sia liberatorio ripetersela.

domenica 10 agosto 2008

Hermoso



Hermoso è una parola spagnola, che tradotta in italiano è delizioso. Me l’ha detto una mia amica che vive da anni in Spagna, questo termine qua, quando ha ascoltato la mia teoria sulle “Palle di vetro”. Ci stavamo confrontando su alcuni dubbi esistenziali, su cosa sia giusto fare, su cosa sentiamo, su alcune scelte fatte e sui risultati ottenuti. Chiacchierando le ho raccontato di una mia scelta, che ha portato ad un bel ricordo, che se pur con un po’ di nostalgia per quello che è stato ed ora finito, rifarei uguale, senza rimpianti. Lei mi diceva che magari qualcosa, di quel ricordo, si può ancora recuperare, che magari si può riprendere un filo, ma io le ho risposto “No, non è possibile, sarà la mia seconda palla di vetro.”
“Palla di vetro?” mi chiede lei.
“Si, Palla di vetro.”
“Spiegami.”
E così le ho spiegato la mia teoria sulle Palle di vetro:
“Ricordi quando vivevamo al Miranda? Ricordi quanto ero innamorata di Sandro? Negli ultimi tempi, quando la storia si era ormai esaurita, lui era cambiato, non era più lo stesso, non era la persona di cui mi ero innamorata. Aveva preso una deriva autolesionista, ed io non lo stimavo più, non lo riconoscevo. Quando decisi di andare via dal Miranda, mi era quasi impossibile allontanarmi da Lui e da quel posto, che tanto avevo amato. L’unico modo per andare via, per essere libera, era di accettare che quell’amore restasse dentro di me, per sempre. Così, decisi che i ricordi belli li avrei conservati in una Palla di vetro, dimenticando gli ultimi brutti. Sarebbero restati là, racchiusi e visibili, ma impossibili da toccare. La mia Palla di vetro. L’unico modo per far sì che una cosa che abbiamo tanto amato, ci permetta di lasciarla.”
Stasera ho aggiunto un’altra Palla di vetro, ed adesso sono due.
Quando “feci” la mia prima Palla di vetro, pensavo fosse l’unica. Non avevo contemplato l’ipotesi che nel corso della vita avrei avuto il bisogno di farne altre, anche perché ricordi che valgano la pena, davvero, di essere messi in una Palla di vetro sono pochi.
Eppure sono stata fortunata, ne ho avuto un altro.
E se ci penso, ce n’è ancora un altro, che prima o poi metterò in una Palla di vetro, ma per quello c’è ancora del tempo, ancora non è arrivato il momento.
Così, l’immagine di una vita fatta di Palle di vetro mi rassicura. E'
Hermosa una vita fatta così.
Le vedo là, poggiate su una mensola, l’una di fianco all’altra ed io che guardandole sorrido.

venerdì 1 agosto 2008

Memento

"Quando perdiamo il diritto ad essere diversi, perdiamo il privilegio di essere liberi."


Charles Evans Hughes

sabato 14 giugno 2008

Ashram & Edo Notarloberti

Conobbi gli Ashram, molti anni fa.
Nel mio solito girovagare nel web, trovai una canzone che si chiamava Elisewin, dedicata al personaggio di Oceano Mare, da cui ho preso il nick.
Ovviamente l’ascoltai, e rimasi folgorata dal tipo di musica.


Discover Ashram!


(Su questo sito, credo per errore, la chiamano Silver Eyes, ma sul cd si chiama Elisewin!)

Feci le mie brave ricerche e scoprìì che questo gruppo era di Napoli, che avevano inciso un solo cd, e che era quasi introvabile.
Anni fa, smanettavo poco con il pc, quindi l’unico modo per averlo era girare tutti i piccoli negozi di musica della mia città, e così feci, finché non lo trovai!
E quel cd ce l’ho ancora, ed è uno dei miei preferiti, perché gli Ashram, quasi sconosciuti al grande pubblico, sono molto bravi!
Scrissi al gruppo per fare i miei complimenti, e loro mi risposero stupiti e grati, perché mica si aspettavano che qualcuno girasse tutta Napoli per trovare il loro cd…
Andai poi a vederli dal vivo, in un locale del centro storico, e fu confermato il mio "ammor" per loro.
Con gli anni, ho perso le loro tracce sino ad ieri, quando una mia amica m’ha invitato a sentire un suo amico violinista che presentava il suo primo cd.
Mi dice: “Dai vieni, c’è questo mio amico che suona, ci divertiamo!”
Ed io scettica, perché sulla musica sono una rompiballe le chiedo: “Ah si, e come si chiama questo?”
“Si chiama, Edo Notarloberti”
“Edo Notarloberti ????? Ma lo conosco! Suonava, o suona ancora, con gli Ashram! Vengo!”
Infatti, tra le altre curiosità su questo gruppo (composto da cantante, pianista, e violinista), c’è quella che vedendo le loro foto nel web, scoprii che io il violinista lo conoscevo, perché studiava al mio liceo, e mai avrei pensato che sarebbe diventato un musicista così bravo!
Ieri sera ho assistito alla presentazione del suo nuovo cd: Silent Prayer.
Oltre alle sue canzoni, ha suonato alcune canzoni del passato, ripercorrendo un po’ la sua storia musicale, includendo anche gli Ashram.
Che emozione rivederli suonare dal vivo questa qua:


Discover Ashram!


Altre canzoni degli Ashram le trovate qua e qua.

mercoledì 4 giugno 2008

E' Belusconi che avimm' caccià!

Ci sono ricordi che, nonostante il passare degli anni, resteranno indelebili nella mia memoria; uno di questi è di ieri.
Un pranzo/cena (visto la durata) fatto per festeggiare il compleanno di un mio amico.
E’ bellissima la sensazione di non voler essere in nessun altro posto, se non in quello dove ti trovi esattamente in quel momento.
Ed io là ci volevo essere fortemente, perché c’era tutto quello che amo di più.
L’Amicizia (con la A maiuscola!), le risate, la complicità, il vino e soprattutto la Musica suonata dai tuoi amici.
Chitarra e Tammorra, la musica popolare, quella che nasce dal cuore, che parla di lotta, che parla di passione, di libertà!
Tra le varie canzoni suonate c’era questa QUA, che ogni volta che la sento e la canto, non può non farmi venire i brividi.
La nostra versione era un po’ revisionata però.
Non nel ritmo, ma nelle parole, quando è arrivata la strofa “ …E’ ‘o Piemuntese che avimm’ caccià…”, la NOSTRA versione diceva : “…E’ BERLUSCONI che avimm’ caccià…!”, che cantata in casa di uno (il padre della fidanzata del festeggiato) che è decisamente fascista, al punto da avere in salotto il busto di Mussolini, è davvero una GRANDE liberazione!
Se non sono ricordi indelebili questi…

sabato 31 maggio 2008

Luce Luce

Io odio creare video, non so se è perchè ho un programma per farli che è una mezza schifezza, o se perchè detesto i tempi di attesa che ci vogliono per crearli.
Comunque, poiché sto sito di blog non permette di caricare mp3, ogni tanto creo dei video per far ascoltare canzoni che ho, ma non trovo su youtube.
Bene, il video è creato, ma al momento mi dice che non è visibile,dice di riprovare dopo...
Per ora lo metto qua, e vediamo se, prima o poi, farà "la grazia" di comparire anche a voi.
La canzone che volevo far ascoltare è Luce Luce, dei Cantodiscanto.
Provo un po' di dolce malinconia, ad ascoltarla, ci sono un sacco di ricordi collegati.
Un'estate di un paio d'anni fa, la voglia di abbandonare i dubbi e fare una follia, ed una conzone (questa) spesso in sottofondo.




mercoledì 28 maggio 2008

La Musica in testa




Capitano dei giorni in cui ti senti fragile, completamente disarmata davanti al mondo.
Accade questo perché ricevi, contemporaneamente, una serie di stimoli dall’esterno.
Una serie di situazioni, piacevoli e non, si accavallano e mentre trovi la forza per reagire ad una di queste, ne subentra subito un’altra.
Allora il tuo animo altalena tra un sussulto e l’altro e ti senti, appunto, disarmata.
Quando provo sensazioni così, m’immergo nella lettura, è l’unica cosa che riesce a distrarmi, a farmi ritrovare il mio equilibrio.
Il libro che stavo leggendo però non era quello giusto (ogni libro ha un suo momento ed un suo perché di lettura), troppo angosciante, per un libro del genere devi stare bene, devi avere la testa leggera, se no è come affossarti ancora di più. Allora l’ho messo da parte, e ne ho iniziato un altro, uno che ho comprato per caso un paio di giorni fa.
Ero andata alla Fnac per sentire Allevi, scoprendo che in realtà non era là per suonare, ma per presentare un libro che ha scritto: La Musica in testa.
Allevi mi piace molto come artista, perché oltre a fare bella musica, si sente che ci mette il cuore.
E’ un personaggio simpaticissimo, pieno di fobie, di manie, è una persona davvero alla mano ed ha sempre una parola buona per tutti, insomma, è uno scoppiato, appunto, quel genere di persona che piace a me.
Inoltre, nonostante il grande successo di pubblico, non se la tira assolutamente!
Il libro l’ho acquistato “per affetto” verso di lui, non credevo che fosse un grande scrittore, non credevo di poter trovare qualche frase che arrivasse dritta al cuore, che mi facesse pensare “Cazzo, la penso esattamente come te!”, ed invece mi sono dovuta ricredere, quando ho letto questo:

“Non bisogna mai aver paura di rompere le regole, se è il nostro cuore a chiederlo. Mai temere di destabilizzare un sistema: è nella sua natura la necessità di cambiare. Ma soprattutto bisogna sempre trovare il coraggio di esporsi, di osare, di mettersi in gioco: è un dovere dell’artista!”

… ed io aggiungerei di ogni essere umano.

martedì 27 maggio 2008

Funeral Party 2

Cosa succede a fare le ore piccole nel web?
Succede che si ricevono queste piccole perle d'ironia che sono il seguito perfetto per il post precedente...

My Girlfriend's dead - The Vandals


domenica 25 maggio 2008

Infinitamente...GRAZIE!


Ascoltavo Angelo Branduardi quando ero una bambina.
Una delle mie sorelle mi aveva passato questa passione.
Stringevo tra le mani i dischi in vinile, e guardavo le figure degli lp.
Mi piacevano da morire le storie che raccontava.
C’è chi ascolta le favole della nonna, io ascoltavo Branduardi.
Ieri sera sono andata a vederlo, per la prima volta, dal vivo.
Un’esperienza davvero emozionante.
Ho scoperto che oltre ad essere un grande violinista, è anche una persona simpaticissima, autoironica, gentile, disponibile, insomma una gran bella persona.
Mi ha fatto uno strano effetto sentire quelle canzoni ascoltate da bambina, ieri sera cantate dal vivo e ballate con i miei amici.
Come un cerchio che deliziosamente si chiude, e che si riapre per crearne un altro, formando così il segno dell’infinito.