sabato 5 gennaio 2008

La Befana in casa Super Fox



La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
il cappello alla romana
Viva Viva la Befana!!!


Stanotte volerà per i cieli del mondo la vecchietta sulla scopa.
Io da bambina adoravo questa festa, soprattutto la notte del 5 Gennaio, e forse più che di Babbo Natale, mi è dispiaciuto di perdere, da bambina, la figura della Befana.
Ogni 5 notte, ricordo che facevo tardi a dormire, non riuscivo a prendere sonno.
Ero terrorizzata da questa vecchia, che immaginavo brutta e cattiva, che entrava in casa nostra.
Il mio terrore, nasceva dai racconti dell’orrore che mi faceva mio fratello.
Mi diceva: “Se ti trova sveglia ti porta via!!!”
“Ti lascia solo carbone, se non vai a dormire!!!”
E più mi diceva questo, e più io avevo paura di andare a dormire da sola nel mio lettino, così finivo sempre nel lettone dei genitori, e per me era una festa!
“Ti viene a tirare le dita dei piedi durante la notte, per vedere se dormi davvero!”
Una volta, ricordo ancora, che mio fratello si nascose sotto al letto, e cacciò una mano per afferrarmi una caviglia di sorpresa, tipo film horror, con conseguente urla isteriche mie, e ciabattate da parte di mia madre… ad entrambi!
A tarda sera, prima di andare a dormire, si preparava la cena per la Befana, perché la vecchietta, se rifocillata per bene, era più generosa.
Allora, mettevo la tovaglia, il piatto con il pezzo di pane, il formaggio, un frutto, l’acqua, una tazzina di caffè perché la notte era lunga, e doveva far visita a tanti altri bambini, meglio restare sveglia, che a volare su una scopa rischiava l’osso del collo e… una sigaretta, perché se era fumatrice, era meglio accontentarla anche in questo!
Mi ricordo, che dormivo sonni agitati, sognando questa vecchietta che s’aggirava per casa.
Ad ogni rumore strano sobbalzavo, con quel mix di paura ed eccitazione che mi faceva pensare:
- Oddioddioddio è LEI! E’ arrivata!!! Devo fingere di dormire se no mi porta via! Chissà se ha già lasciato i regali…-
Guardavo il calzettone di mio padre appeso al letto, per l’occasione, perché i suoi erano GRANDI e c’entrava più roba rispetto ai miei, che erano piccini, ed era vuoto!
Allora, no… non era ancora passata, c’era il rischio di vederla comparire da un momento all’altro davanti al letto, per tirarmi le dita dei piedi!!!
Richiudevo gli occhi, e riprovavo a prendere sonno, fin quando sempre tra veglia e sonno, vedendo le prime luci del giorno, riguardavo quel calzino e lo trovavo pieno!
Era arrivata!!!
- E’ Arrivaaaataaaaa!!! – gridavo balzando in piedi sul letto!
- SVEGLIAAAAAA!!! E’ ARRIVATAAA!!!-
Saltando sul lettone dei miei genitori.
- SVEGLIAAAAAA!!!! E’ ARRIVATAAA!!!-
Gridavo correndo per tutte le stanze, per svegliare anche le mie sorelle e mio fratello, anche se era mattina presto, perché TUTTI insieme dovevamo aprire i regali.
- ALZATEVI PRESTOOOO!!! E’ ARRIVATA!!!-
Mandavo avanti una delle mie sorelle a vedere se nella stanza dove stava l’albero di Natale, ci fosse ancora la vecchietta, di mio fratello non mi fidavo!
Quando mi dicevano che la strada era libera, allora correvo a vedere i regali, ma il più delle volte non li trovavo!
Eh, si, perché la Befana era generosa, ma dispettosa, me li nascondeva per tutta la casa!!!
Controllavo però che avesse mangiato TUTTO, ed effettivamente era tutto consumato, persino il caffè e la sigaretta s’era fumata (viziosa!), poi, come una forsennata, aprivo una porta, poi un’altra e finalmente una volta trovato il cumulo di pacchetti, eccitatissima gridavo:
-Eccoliiii, SONO QUI!!! Li ha nascosti QUA!!!-
Ancora sorrido, pensandomi da bambina, secondo me dovevo essere un incubo!
Penso ai mie fratelli, tutti adolescenti, che venivano svegliati dalla sorellina rompiballe, all’alba per aprire tutti insieme i regali, regali che sapevano esattamente dove stavano e chi li aveva fatti, ma io NO, e dovevano fingere per me, curiosità e stupore!
A ripensarci, penso a quante notti ha passato mio padre, a montare giochi, biciclette, forse anche con la complicità di mio fratello (sicuramente più pratico di lui), e a nascondere regali.
Li andavano a comprare la notte del 5, perché prima li avrei trovati per casa, li vedevo uscire sempre in serata insieme, ma non mi dicevano mai dove andavano… ora lo so.
Da bambina lo adoravo a mio padre, ero la sua ombra, e fin quando non ho avuto l’età per iniziare a contraddirlo, anche lui mi adorava.
Adesso, da adulta (?) lo so che le uniche persone con cui va d’accordo sono i bambini e i cani, cioè coloro che nonostante le follie che fa e dice, lo assecondano, e con loro è generoso d’affetto, ma questa è un’altra storia, che non fa parte dei miei ricordi legati alla Befana, ma dei mie fantasmi passati e presenti.
I miei ricordi legati alla Befana sono altri, sono l’eccitazione dell’attesa, l’amore e la paura verso questa vecchietta lunatica. Sono le giornate del 6 Gennaio passate a giocare con i giochi nuovi. Sono l’unione familiare, sono la scorpacciata di cioccolata che facevo fino a star male con la pancia.
Sono ricordi che adesso da adulta mi mancano da morire.
Quando compresi che la Befana non esisteva, ci rimasi malissimo.
Fu brutto scoprire che il cibo, che lasciavo, erano i miei genitori a farlo scomparire, che le calze, di notte, me le riempivano loro, che potevo dormire tranquilla, perché nessuno sarebbe arrivato in quella notte.
Non ricordo quando accadde, penso intorno ai 6 anni, ma ricordo perfettamente la sensazione di perdita che provai.
Andò così, tra cugini, coetanei, un anno capimmo che Babbo Natale non esisteva, e la conseguenza logica fu che nemmeno la Befana esisteva e per me fu quella la vera perdita.
Quell’anno, apparecchiai ancora la tavola per la Befana, con il cibo per ristorarsi, fingendo di non sapere, ma al mio risveglio, il cibo era là, mancava solo il caffè e la sigaretta.
La mattina del 6, ancora adesso, mia mamma, qualche volta, mi fa trovare la calza sul letto, dopo che mi sono alzata (di certo non più all’alba) per fare colazione.
A modo suo, è ancora una piccola magia che la Befana compie, e questa cosa, continuo, e continuerò, a tenerla stretta al cuore.

PS: Si accettano libere interpretazioni sul significato “il cappello alla Romana”, perché non ho trovato, da nessuna parte, come sia sto cappello!!!

BUONA BEFANA a tutti gli eterni bambini…

domenica 30 dicembre 2007

Canto di Natale

Questi giorni, per me, sono un po’ così…
Equilibri, che già normalmente sono instabili, rischiano di diventarlo ancora di più.
Sembra che “le cose” accadano quando più tu hai bisogno di pace e tranquillità, perché stai rimettendo in sesto te stessa, ed invece non hai tempo per farlo, devi agire.
E se ti muovi nelle sabbie mobili, più fai, e più rischi di cadere giù.
Per questo motivo avevo bisogno di un po’ di calore, di qualcuno che si prendesse cura di me e mi coccolasse un po’.
Così, per caso, sono giunta nel luogo dove il mio spirito ha trovato per qualche ora il suo conforto.
Ad accogliermi c’erano luci soffuse, un enorme albero di natale, una poltrona confortevole, un plaid per accoccolarmici dentro, cioccolata calda e dolcetti, per riscaldare i miei sensi, ed una persona, seduta con me, a raccontarmi una storia…

Canto di Natale di Dickens


Dal 14 dicembre 2007 al 6 gennaio 2008
Napoli, Il Pozzo e il Pendolo Teatro

Da venerdì 14 dicembre 2007 alle ore 21.00 (repliche fino al 6 gennaio 2008), presso Il Pozzo e il Pendolo sarà in scena Canto di Natale, l’emozionante testo di Charles Dickens, prodotto e messo in scena dalla struttura stessa di Piazza San Domenico Maggiore a Napoli. L’allestimento si avvale dell’interpretazione di Paolo Cresta (voce narrante) e Carlo Lomanto (voce & electronics), nell’ideazione e la regia di Annamaria Russo e Ciro Sabatino.


Un racconto, due voci. Una fatta di parole, l’altra di suoni. Ed intorno, le luci, le immagini, gli odori, i sapori di un Natale che, nella memoria o nell’immaginazione, ognuno conserva. Ancora una volta le parole sono prese in prestito da un libro, per condividerne le emozioni, seguendo la traccia segnata, in un dicembre di molti anni fa, dallo stesso autore.

Intorno al 1840, infatti, Dickens si trovava a vivere un periodo di grandi ristrettezze economiche. Per far fronte all’emergenza decise di scrivere una storia che potesse essere raccontata, da lui stesso, nei salotti più in vista della nobiltà londinese.

La sua iniziativa riscosse tanto successo che, in pochi mesi, le sue finanze si ristabilirono.

Quando fu di nuovo un gentiluomo benestante, l’eco del suo racconto giunse fino alle stanze di Buckingham Palace.

La regina Vittoria decise di invitare il singolare “cantastorie” a corte, per poter godere, con pochi intimi, le suggestioni di quell’esperienza che in tanti magnificavano.

Dickens, però, declinò l’invito. “Se sua Maestà avesse voluto sentire la mia storia, avrebbe dovuto chiedermelo quando il destino si accaniva contro di me, quando la sua regale liberalità avrebbe potuto restituirmi quella dignità che sentivo fuggire inesorabilmente da me. Ora che il fato mi sorride, la mia storia la racconto solo per diletto”.

“L’idea è quella di restituire - spiegano i due registi - l’incredibile potere affabulatorio che le pagine di Dickens custodiscono, attraverso un lavoro nel quale la voce del narratore e quella del vocalist s’intrecciano, si accavallano, si separano. Un frammento di storia letteraria che ci piace leggere come un invito, da parte dell’autore, a dare ancora voce alla sua storia, scritta per essere raccontata”.

Il Pozzo e il Pendolo, per l’occasione, trasformerà i propri spazi, divenendo un salotto d’altri tempi, dove non mancherà proprio nulla: dalla poltrona da ‘sprofondo’ al plaid, per rendere più familiare la serata, fino alle piccole leccornie che rendono dolci le serate natalizie. Insieme intorno ad un ideale focolare, per un omaggio a chi ha saputo raccontare il Natale che tutti noi vorremmo.

Un coinvolgente ed emozionante “incontro”, per raccontare una notte di Natale che, a distanza di oltre un secolo, conserva l’inossidabile attualità di suggestioni preziose.

- Canto di Natale, di Annamaria Russo e Ciro Sabatino -

- Napoli, Il Pozzo e il Pendolo Teatro –


Tutta l’ambientazione era soft e confortevole, le pause teatrali, scandite da bevande calde e dolci natalizi.

Paolo Cresta, bravissimo come voce narrante, accompagnato da Carlo Lomanto nelle musiche e suoni “a cappella”.
Uno spettacolo da non perdere, se volete tornare bambini, se volete che qualcuno vi circondi con un caldo abbraccio, portandovi in un mondo magico, troppo spesso dimenticato.

venerdì 28 dicembre 2007

Un ultimo saluto a Giulia

Per me lo scrivere è terapeutico, i pensieri prendono forma, e restano sul foglio bianco. Si allontanano da me, e mi lasciano respirare. Ed allora io scrivo. Scrivo perché oggi è stata una di quelle giornate che vorresti ricominciare d’accapo, in maniera diversa. Vorresti, che come quel film, I giorni della marmotta (o un titolo simile), tutto ricominciasse d’accapo. Vai a dormire, e quando suona la sveglia il giorno dopo è lo stesso giorno, ma le cose che ti accadono benché uguali, sono diverse, perché tu l’affronti in maniera diversa. Così, se si ripetesse questa giornata, mia nonna non sarebbe stata portata al pronto soccorso con l’autoambulanza, per una caduta in casa, perdendo con il dolore e la paura, la dignità che ogni essere umano ha diritto di mantenere, sempre. E non starei in attesa di una telefonata che mi faccia sapere come sta, se può tornare a casa, se la tengono ricoverata, se si è fatta quello che tutti temiamo. Così, magari, non avrei singhiozzato a telefono, con la mia più cara amica, che ha perso l’altro ieri la sua Giulia, la nostra Giulia, una cagna di dieci anni. La morte del proprio cane è un dolore immenso, ed al primo che lo sottovaluta, giuro che lo prendo a calci nel sedere.
Ci si prende cura di loro, come fossero eterni bambini.
Dipendono da te per tutto, e ti ricambiano con immenso amore, senza chiederti nulla in cambio. Se stai male, loro ti guardano, ed il loro scodinzolio vuol dire “Sorridi, ‘a nuttata passerà!” . E quando quello scodinzolio non c’è più, è un pezzo di te che se ne va. Ma poiché il tempo non si ferma, né torna indietro, questa giornata c’è stata, ed ancora non è finita, perché attendo una telefonata, che almeno spero porti notizie non troppo cattive. Per Giulia, una canzone degli Ashram:


She was my silence
She was my love
She was my friend but now she’ gone

She knew the secret
She’s in my soul
She love my essence… she was my dog
My sweet dog



Ciao, Giulia....

mercoledì 26 dicembre 2007

La Cantata dei Pastori - Peppe Barra -

La sera di Natale, che si fa dopo essersi abbuffati per due giorni, ed avendo ancora un giorno di festa ancora da superare?
Si va a casa di amici per giocare a tombola e sette e mezzo? Ma io, i giochi da tavola, li sopporto solo se sono particolarmente brilla, e poiché il mio fegato già chiedeva pietà per i bagordi trascorsi, meglio evitare la classica tombolata.
Allora si va a cinema?
Ma dopo che sei stata a contatto con i tuoi parenti, che sono un numero indecifrabile di persone, avresti voglia di stare tranquilla, e non di buttarti nella folla urlante che va a guardare l’ultima scemenza di Natale al cinema.
Ed allora che fare?!
Semplice:
Andare a teatro a vedere La Cantata dei Pastori, di Peppe Barra con musiche del mio amore, Lino Cannavacciuolo!










19/12/2007 - 06/01/2008

Peppe Barra in
LA CANTATA DEI PASTORI
di Peppe Barra e Paolo Memoli regia Peppe Barra

Note: Con la partecipazione straordinaria di Umberto Bellissimo. Musiche originali di Lino Cannavacciuolo
Genere:
Cast: Patrizio Trampetti, Maria Letizia Gorga, Giacinto Palmarini,

Trama:
Il Natale è tradizione, e niente è più tradizionale de “LA CANTATA DEI PASTORI” . Non è possibile dire quante versioni diverse abbia avuto questa opera sacra teatrale in versi, venuta alla luce verso la fine del ‘600, secolo del barocco. Il suo autore, Andrea Perrucci (1651-1706) la pubblicò, nel 1698, sotto lo pseudonimo di Ruggiero Casimiro Ugone e con il titolo “Il Vero Lume tra l’Ombre”. L’opera narra le vicissitudini di Maria e Giuseppe nel loro viaggio verso Betlemme, le insidie dei Diavoli che vogliono impedire la nascita del Messia, la loro sconfitta ad opera degli Angeli e l’adorazione di personaggi presepiali quali pastori, cacciatori e pescatori. Vi figura, inoltre, il personaggio comico di Razzullo, uno scrivano affetto da fame atavica e incapace di svolgere un lavoro stabile. Verso la fine del ‘700 venne introdotto, a furor di popolo, un altro personaggio comico, Sarchiapone, barbiere matto, in fuga per aver commesso due omicidi. Peppe Barra è come sempre uno strepitoso Razzullo, e la partecipazione straordinaria di Umberto Bellissimo nel ruolo di Sarchiapone dà luogo ad una coppia affiatata e comicissima, mentre il surreale Patrizio Trampetti è un diavolo-cuoco indimenticabile. Lo spettacolo, con la regia di Peppe Barra, è accompagnato da musiche di Lino Cannavacciuolo con una orchestra di nove elementi. La prima edizione con Peppe Barra vide nelle vesti di Sarchiapone l’indimenticabile Concetta, che nel finale, in un ricchissimo costume, eseguiva Quanno nascette Ninno trascinando gli spettatori a un diluvio di applausi.




Uno spettacolo STUPENDO!
Scenografie bellissime, musiche meravigliose (e che ve lo dico a fare… Cannavacciuolo resta sempre un maestro anche quando non suona lui!), cantanti bravissimi, diavoli circensi che sputano fuoco, danzano, camminano sui trampoli, risate esilaranti ad ogni scena del duo Razzullo (Peppe Barra) e Sarchiapone (
Umberto Bellissimo)!
Insomma, lo consiglio ad un pubblico sia di grandi che di bambini!
Come sempre, Peppe Barra resta una garanzia di qualità!!!

martedì 25 dicembre 2007

La Calata dei Barbari (Vigilia a casa Super Fox)

Ogni famiglia ha le sue usanze natalizie, c’è chi si riunisce in pochi e fa una cena leggera, chi dà importanza al pranzo natalizio, piuttosto che alla vigilia, c’è chi invece, ed è questo il caso della mia famiglia, si riunisce con tutti i parenti stretti per fare la classica abbuffata la sera della vigilia, con scambio dei regali a mezza notte.
Anche per questa vigilia, a casa mia c’è stata “La calata dei Barbari”.
La mia famiglia è numerosa, siamo quattro figli, tre sorelle ed un fratello.
Aggiungiamoci poi i quattro nipoti ( figli delle mie sorelle).
Aggiungiamoci la nuova compagna di mio fratello, che quest’anno ha avuto il battesimo del cenone, poveraccia.
Aggiungiamoci il fratello di mia madre con la moglie ed il figlio.
Aggiungiamoci la nonna novantenne.
Ed aggiungiamoci anche il cane Pigro, ed il cane di mio fratello, un nanetto rompiballe che abbaia alla tv ed a tutto ciò che gli sembra strano.
In pratica, a tavola, escluso quadrupedi, eravamo in 17!
L’usanza vuole che si faccia il cenone a base di pesce, e noi non ci facciamo mancare nulla. Dai classici spaghetti alle vongole, alla frittura, per finire con gli struffoli, ed il panettone.
Come ogni santissima vigilia, anche quest’anno, le cose sono andate così:
La prima ad arrivare a casa è mia nonna, che essendo anziana, giunge la mattina per non prendere il freddo della sera, e si trattiene poi da me sino al 26, quando poi ritorna a casa sua.
La sua frase di rito, appena mette piede in casa è: “Un altro natale, speramm’ che l’anno prossimo nun ce stong’!” che secondo me, è anche scaramantica come frase, perché me la ricordo da quand’ero bambina, e viva a dio ogni natale c’è sempre.
Si pranza la pizza, perché bisogna stare leggeri per l’abbuffata della sera, e poi la pizza ci piace assaje alla nonna, e quindi ogni santissima vigilia a pranzo c’è pizza ( che se poi vogliamo, tanto leggero come pranzo non è, ma mai contraddire la nonna novantenne!)
Nel primo pomeriggio, mentre mia madre è ai fornelli dalla mattina, si inizia a montare la tavolata.
Quest’anno non sono riuscita a svignarmela, e mi hanno incastrato per fare il trasloco di due tavole e 17 sedie!
Nel primo pomeriggio arriva mio zio, che porta i pacchetti dei suoi regali, ed io già tremo solo a guardare quelle carte colorate piene di fiocchetti e lustrini.
Mio zio è noto per il suo gusto, chitc.
Adora andare per mercatini, adora le cose estrose, insomma un anno fu capace di regalarmi una borsetta dorata… una roba inguardabile!
In prima serata giungono tutti quanti.
E la casa inizia a popolarsi di urla, di baci, di abbracci, di saluti, di minacce del tipo “Quest’anno ti ho preso un regalo…..” “ …e vedessi quello che t’ho preso io!”
Mio zio porta da casa sua, quello che io definisco “il pranzo alla Totò”: ricordate quel film in cui Totò invita De Filippo a pranzo e gli dice di portare qualcosa, e lui si presenta con un pacchetto di spaghetti ed una mela? Ecco, mio zio fa così, ogni anno porta un barattolo con un sughetto fatto con le vongole, che basta appena per lui, sua moglie e mio cugino, e quest’anno ha anche aggiunto un polipo all’insalata.
E se gli si dice di non portare nulla, s’offende, anche questa è un’usanza della vigilia in casa Super Fox.
Quest’anno a tavola, dunque, eravamo in 17.
Ovviamente non mi sono lasciata scappare l’occasione per fare battute sul numero dei posti a tavola, poiché mio cugino, s’era seduto, largo e comodo a capotavola, mentre io ero gomito a gomito tra altre due persone, impossibilitata anche a respirare, per il posto angusto, ho iniziato a dire:
“Ah, ma siamo in 17 a tavola…mmm… ma lo sapete cosa si dice di quello che succede a chi si siede a capotavola in una tavolata di 17 persone…..?”
E mentre mio cugino iniziava a fare scongiuri, mi sono resa conto che all’altro capo della tavola era seduta la nonna novantenne!
Iniziano arrivare le portate, ed a causa della lunga tavolata, i piatti passavano di mano in mano.
Passa il primo piatto, passa il secondo, passa anche i terzo piatto di spaghetti alle vongole, il quarto piatto invece finisce dritto dritto addosso a mia nipote!
La povera ragazzina s’era vestita tutta bella per il cenone, e la sorellina dandogli una involontaria (?) gomitata, al passaggio del quarto piatto, glielo fa scivolare tutto sul vestito nuovo!
Sembrava il film di Fantozzi, quando vanno a festeggiare il capodanno fuori, ed il cameriere versa tutte le portate addosso a lui!
Ovviamente, iniziano a fioccare le battute sul numero dei posti a tavola.
“Ecco, che vi avevo detto… e siamo solo al primo, figuriamoci che succede a fine cena a quelli seduti a capotavola!” dico io, guardando sempre mio cugino.
Non è vero ma ci credo, ad un certo punto, salta anche la corrente!
Questa volta taccio, mi limito solo a guardare angelicamente mio cugino, una volta ritornata la luce, mentre lui, di rimando, silenziosamente fa gli scongiuri sotto il tavolo.
Continuano battute, perché essendo la tavolata molto lunga, pure se volevi avere un’altra bottiglia di vino dovevi gridare dall’altro capo della stanza.
Allora con mio fratello, abbiamo iniziato a dire “Ma chiamalo con il cellulare!”, rivolti verso mio cognato che ci doveva passare il vino.
Oppure altre battute del tipo “ Ehi voi, laggiù, state bene???”, e così via.
Ma il vero spasso è stato l’apertura dei regali.
Ogni anno si decide che si aprono i regali per Tizio, e tutti a dare i regali a Tizio.
Ed ora è il turno di Caio, e tutti a dare i regali a Caio.
Poi nel casino totale, se uno s’è distratto è la fine!
Capita che iniziano le domande tipo: “ma a Pinco abbiamo già dato i regali??? Ehi…Pinco l’abbiamo già chiamato???”, manco stessimo giocando a tombola e chiedessimo se quel numero è già uscito!
E’ arrivato anche il mio turno per ricevere i regali.
Ed è arrivato anche il turno di mio zio di darmi i suoi.
Il terrore correva nei miei occhi, sarei riuscita ad abbozzare un sorriso fintamente sincero, ed un grazie di cuore, che non risultasse esplicitamente falso, all’apertura del temuto regalo di mio zio?!
Cosa mi aspettava quest’anno?
Per tutta la serata aveva continuato a ripetermi “Il tuo è il regalo più bello!”
E conoscendo i suoi gusti, diametralmente opposti ai miei, avevo il terrore di quel “più bello!”
“Diamo i regali ad Eliseeeeeeee” urla eccitato mio zio.
- ti prego, ti prego, ti prego, ti prego, fai che non sia nulla di particolarmente osceno! E se lo è, dammi la forza di fingere! – penso io mentre ricevo il suo pachetto.
“Ah una busta di Camomilla, chissà che c’è dentro” dico io tra i denti, abbozzando un sorriso che sembrava più che altro, una paresi facciale.
Apro sta busta, e dal cuore mi esce… “Nooooooo, ma tu sei matto! Ma non li metterò MAIIII” ed incomincio a ridere come una matta.
Ormai, tra me e mio zio, è una prova di resistenza!
All’inizio si offendeva, quando mi chiedeva che fine avevano fatto i suoi regali, ed io dicevo che li avevo indossati il giorno prima, mentendo spudoratamente, ora non più, o almeno spero, perché alla mia affermazione, uscita dal cuore, anche lui s’è messo a ridere.
Comunque tiro fuori dalla busta il suo regalo, affinché tutti potessero osservare il regalo osceno del Natale 2007: Un paio di guanti lunghi… LEOPARDATI!!!
Ma come si fa a regalare, proprio a me, un paio di guanti del genere, che se uno, un minimo mi conosce, e sa come mi vesto, sa anche che quei guanti non li avrei indossati nemmeno per una festa di carnevale!
Fioccano, ovviamente battute del tipo “Ma daiii, li abbini ad un completino intimo leopardato per una notte di sesso!!!” ed io di risposta “Si, per una notte sadomaso!” tutto questo sempre alla presenza della nonna novantenne e di minorenni.
Mio cugino invece mi ha regalato due saponi profumati, un chiaro messaggio subliminale: “Lavati…”
E poiché anche io ne ho regalato uno a lui, anche il mio era un chiaro messaggio subliminale: “…Anche tu.”
Ovviamente, in tutta questa caciara di scambi, di carte strappate e di commenti sui regali più ridicoli, anche i cani avevano il loro ruolo.
Il cane di mio fratello, abbaiava contro ogni giochino elettronico ricevuto dai miei nipoti, per raggiungere l’apoteosi dell’isterismo, quando mia nipote ha ricevuto un cane pupazzo delle dimensioni di un cane reale… là è successo davvero il panico!
Il cane di mio fratello che gli abbaiava contro, e mia nipote con sto pupazzo più grande di lei, che scappava per non farglielo mordere!
Se vi state domandando su cosa facesse il cane PIGRO, nel frattempo, beh ovviamente, lui era sotto al tavolo a cercare briciole di avanzi!
Insomma, tra risate e calata dei Barbari è passata anche questa vigilia.
Meno uno.
Ne restano ancora due di giorni, in cui non saremo 17, ma non meno di 10 persone…
C’a pozz’ fa… spero!
Comunque, benchè ogni anno, vorrei che il cenone della vigilia non arrivasse mai,quando un giorno tutto questo mi verrà a mancare, so che serate come questa mi mancheranno... ed anche tanto.

lunedì 24 dicembre 2007

Buon Natale Napoli

A riprova che certe volte gli estremi coincidono, vi mostro un video fatto dal fratello di una mia amica, che ha idee diametralmente opposte alle mie, ma sulla nostra città la vediamo in maniera identica.

Buon Natale Napoli


Quarzo Rosa

Ogni tanto prendo la fissa per qualche cosa, adesso è il turno dei Cristalli Terapeutici.
Così mi sono regalata un porta candela fatto con il Quarzo Rosa, un simbolo positivo per terminare questo anno e ricaricare l'energia per il nuovo, che sta per venire.

Quarzo Rosa


Chakra: 4° - Anahata
Segni zodiacali: Toro, Bilancia, Cancro (ma anche gli altri)
Elemento: acqua
Pianeta: venere

Il Cristallo Rosa simboleggia l'amore. La tradizione popolare gli attribuisce il potere di attrarre l'amore verso chi lo porta. In realtà il suo significato è molto più profondo: esso è un archetipo dell'amore assoluto ed emana l'amore dell'Universo su di noi e su tutte le cose.

Nei templi dedicati a Venere, questo cristallo era il segnale dell'alleanza tra Cielo e terra.

Questa Pietra Sacra possiede la capacità di annullare l'ego, ma non attraverso dure prove, bensì attraverso l'amore. In questo senso è opposta all'Ossidiana, poiché la sua energia amorevole è incapace di danneggiarci.

Ci abbraccia gentilmente e ci conduce verso il cammino dell'auto-sviluppo verso la porta dell'Eden.

E' una pietra trasparente e fortemente spiritualizzata. Corrisponde al grado più elevato della spiritualità, a quello del Maestro illuminato che è in grado di amare tutte le forme di vita (incluse quelle negative).

Aiutandoci dolcemente ad annullare l'ego e riempendoci di accettazione, il quarzo rosa cicatrizza le nostre ferite, per questo è anche chiamata "Pietra del sollievo".

In India viene chiamata Pietra "Brucia Karma" o "Pietra del Perdono" perché attraverso l'amore, ci dona la difficile capacità di perdonare, senza lasciare alcuna amarezza. E perdonando sinceramente superiamo varie tappe di purificazione con le sue dure lezioni di apprendimento, rendendo inutile la "ruota del Karma". In altre parole non abbiamo più bisogno di pagare i nostri debiti con sofferenza poiché abbiamo sanato il Karma col perdono.

Agendo in armonia con le vibrazioni più pure dell'Universo, questa pietra sacra rende la nostra anima più leggera, pacifica e amorevole, facendo sparire il rancore, l'ira. L'odio e il nervosismo. Annulla l'aggressività, rilassa il sistema nervoso, regola il ritmo cardiaco, abbassa la pressione alta.

In una famiglia con problemi il Cristallo Rosa rafforza i legami d'amore. Nel matrimonio favorisce un'unione durevole e piena di affetto e comprensione. Ai nemici offre il dono del perdono, agli amici la fedeltà. Tra i colleghi di lavoro genera solidarietà. Offre pace a chi soffre, comprensione ai trattati ingiustamente.

È la pietra dei poeti e degli artisti, questo cristallo sviluppa il senso dell'estetica. La nostra percezione di bellezza si esalta e siamo sommersi dall'armonia. IL Cristallo Rosa stimola la nostra sensibilità verso il bello, e non solo nelle arti, ma anche nella nostra vita, verso la natura e i nostri simili.

Questo cristallo sviluppa inoltre la nostra capacità di meditazione. Armonizzando il nostro ritmo cerebrale e eliminando i pensieri egoisti lascia spazio al pensiero puro.

Essendo la pietra del 4° Chakra, che corrisponde al piano emozionale, agisce eliminando le nostre inibizioni, libera la spontaneità e crea in noi la necessità di essere buoni, di dare, di aiutare, di servire gli altri.

Atraverso l'apertura del cuore, questo cristallo ci apre all'amore universale e ci trasforma in poli magnetizzatori di amore.

Cominciamo a sentirci molto più vicini agli altri, e, percependo l'amore che emaniamo, gli altri ce lo restituiscono.

Per questo si dice che il cristallo Rosa stimoli nuovi incontri amorosi (non passionali come il Granato, ma soavi e dolci).

Il Quarzo Rosa si deve usare nei momenti di crisi e litigi, per diminuire le tensioni, calmare e rilassare i nervi. Combatte lo stress, la depressione, la stanchezza fisica e mentale.

È la pietra migliore da regalare a persone aggressive in forma di obelisco.

Dare un cristallo rosa ad un nemico è un atto di magia che apre un canale all'amore. È il regalo migliore da fare a coloro con cui desideriamo riconciliarci, dato che è un magnifico 'timbro di pace'.